Continuiamo il nostro appuntamento con il decalogo dei dieci errori più comuni da evitaretrattando gli errori da 4 a 6

Errore #4. Considerare la forma giuridica nella sola ottica del risparmio
Questo è un errore sempre ricorrente. Si considera la forma giuridica della azienda che si sta avviando come una pura formalità, un semplice costo “dovuto” piuttosto che una opportunità. La scelta della forma giuridica sbagliata o vincolata a sole logiche di risparmiopuò influire in maniera seria sulle possibilità di affermazione.

La forma giuridica ed ilCapitale Sociale della azienda (in caso di società ovviamente) sono il primo biglietto da visita dell’azienda, e la prima garanzia di credibilitàverso gli stakeholders.

Ovviamente tanto più laportata del business è di dimensioni attuali e potenziali, ultraprovinciali, nazionali, e oltre, tanto più la forma giuridica dovrò essere di forma capitalistica (al minimo srl), ed il capitale sociale idoneo a fornire garanzie di credibilità a investitorie finanziatori di ogni genere.

La scelta di una srl “a 1 euro per soli motivi di risparmio trasmette indubbiamente un messaggio inequivocabile “stanno giocando; provano senza rischi; non hanno o riescono a trovare nemmeno i soldi per costituire una società seria”.

Medesime considerazioni per lesocietà di persone o addirittura per le ditte individuali o imprese familiari.Idonee a business locali, artigiani o, per definizione familiari.

Motto: le scelte fatte “per fame” sono sempre sbagliate

Errore #5. Non riconoscere i clienti e non considerare gli utenti
Molti business in particolare quelli dei servizi e dei servizi web
, si rivolgono a diverse platee risolvendo più problemi con diverse soluzioni (approccio del servizio/innovazione nella logica del problem/solution). Innanzitutto occorre saper distinguere chi è il cliente. Nel dubbio la risposta è inequivocabile: il Cliente è colui che paga!

Occorre ovviamenteconsiderare anche l’appetibilità e scelta degli utenti che spesso diviene rilevante se non determinante per il business stesso. Mi spiego meglio. Se il mio servizio web prevede il pagamento di una fee per operatori economici (ad esempio artigiani), il mio sistema deve tener conto anche degli utenti che attraverso il mio servizio chiederanno prestazioni o prodotti agli iscritti (paganti), di conseguenza devo poter raggiungere (e quindi preliminarmente considerare) anche gli utenti. La mancanza di utenti può generare l’abbandono dei clienti ed il fallimento del business
Motto: Pensiamo a tutti i problemi e a tutte le possibili soluzioni

Errore #6. Segmenti troppo specifici o troppo generici
E’ evidente che la segmentazione della domanda
sia dal lato clienti che utenti è un passaggio fondamentale per giungere a definire il mercato potenziale (in quantità e valore) e quindi il proprio targetmarket e i relativi obiettivi.

Capita spesso di trovarsi davanti a descrizioni di segmenti talmente puntuali (dal punti di vista qualitativo/comportamentale) che sono impossibili da rilevare numericamente.

Certo unasegmentazione qualitativa è sempre preferibile ad una quantitativa, ma per essere un segmento effettivo deve essere al minimo “quantificabile”cioè vi devono essere dati, statistiche, indagini svolte, disponibili ed utili a poterlo quantificare.

Al contrario, spesso ci si trova davanti a segmentazioni “pigre” che utilizzano solo dati quantitativi (età, reddito, sesso, residenza, ecc.) senza alcuna aggiunta qualitativa comportamentale. Certo alcune volte è una necessità; certo ci permette di definire un Numero, ma risultano, in partenza troppo generiche, difettando di attendibilità

Motto: La virtù sta nel mezzo

Al prossimo appuntamento per il completamento del decalogo.

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Nicola Vernaglione