Il sito di cashback guadagna una percentuale sugli acquisti effettuati dall’utente presso uno dei negozi convenzionati e riversa una parte di questo suo guadagno all’utente stesso. Le aziende che si iscrivono ai portali di cashback pagano una quota annuale d’iscrizione (quasi sempre) oltre allo “sconto” che viene diviso tra portale ed acquirente. L’acquirente ottiene un vantaggio reale e tangibile accumulando denaro che potrà richiedere a determinate condizioni. Un modello di business che sembra realizzare il triangolo del vantaggio perfetto dove tutti realizzano vantaggi.

Avete mai pensato di guadagnare una quota di quello che spendete online mentre fate shopping? Si chiama cashback ed è un meccanismo che sta vedendo un successo esponenziale soprattutto nel mercato anglosassone, ma che in Italia è ancora praticamente sconosciuto. A fronte di clienti sempre più digitali che approdano sulla rete per fare i propri acquisti, si stanno diffondendo parallelamente diverse forme e modalità di risparmio sullo shopping: coupon, flash e price comparison. Il cashback si fonda su un altro pilastro ancora: la possibilità di un «ritorno» una parte della somma che si spende.

Cos’è il cashback
Nella fattispecie il sito di cashback – attraverso il quale l’utente passa per fare il suo shopping online – guadagna una percentuale sugli acquisti effettuati dall’utente presso uno dei negozi convenzionati e riversa una parte di questo suo guadagno all’utente stesso. I portali di cashback, infatti, stringono accordi commerciali con vari siti e-commerce dai quali ottengono una commissione per ogni acquisto eseguito con la loro intermediazione, oltre, ad una quota di iscrizione annuale. La somma ottenuta viene divisa con l’utente che effettivamente ha sostenuto la spesa, al quale viene restituita una percentuale prestabilita. Più nel dettaglio, questo modello prevede una restituzione reale, in denaro (tramite assegno, bonifico o accredito su conto PayPal), a fronte del raggiungimento di una soglia minima di «accumulo», che solitamente si aggira intorno ai 50 euro e che, va da sé, ha lo scopo di fidelizzare il cliente. Insomma, l’utente è invogliato a comprare attraverso la piattaforma almeno fino a che non mette da parte una quota: a questo punto potrà riscuotere il suo pagamento e sarà, nella migliore delle ipotesi, soddisfatto del servizio e più che felice di ritornare ad usarlo.

Cosa succede nel mondo
Il cashback è nato 10 anni fa negli Stati Uniti, dove oggi, insieme all’Inghilterra, è la forma di «risparmio online» con maggiore crescita: la piattaforma britannica Quideo conta 5 milioni di utenti, 5000 commercianti e mette a segno 90 mila iscrizioni ogni mese. Anche rispetto agli altri paesi europei, in Italia le dinamiche del cashback sono ancora poco note: solo il 29% degli e-shopper ne è al corrente, contro ad esempio il 44% della Francia. O ancora, solo il 9% degli italiani è iscritto a un programma di cashback, contro il 18% della Francia e l’11% della Spagna.

Il risparmio che spinge ad acquistare online
In Italia, la prima realtà a importare il cashback nel «lontano» 2008 è stato Bestshopping.com (offrendo fin da subito price comparison e cashback): realtà che oggi può contare su una base utenti di più di 200 mila iscritti e oltre 1000 commercianti affiliati, tra cui Amazon in via esclusiva. Nel corso degli anni il sistema si è diffuso, nella penisola, fino a raggiungere 500 mila utenti (il 2,4%, appunto, degli e-shopper), 20 milioni di prodotti venduti e 1000 negozi partner. Tuttavia, nel Bel paese, quello del cashback resta ancora un mercato tutto da scoprire: dei 21 milioni di utenti italiani che comprano online, solo il 2,4% utilizza piattaforme che offrono servizi di cashback; il 28% si affida a siti di comparazione e coupon e, infine, la maggioranza – 63% – acquista direttamente dal negozio di interesse senza provare a cercare forme di risparmio. Questo ritardo rappresenta per gli operatori del settore una grande opportunità dal momento che il comportamento degli e-shopper italiani è del tutto compatibile con le dinamiche degli altri paesi. Infatti, come altrove, più di un quarto dei consumatori italiani viene spinto agli acquisti su siti di e-commerce dalle varie formule di possibile risparmio (25,8% in Spagna, 24% in Francia – Fonte: ricerca Bestshopping.com). In parte, lo sviluppo del settore cashback segue la crescita in atto nell’intera industria dell’e-commerce: nel nostro paese, il numero di utenti che comprano online è salito a 21 milioni nel 2016 e gli utenti abituali, coloro che effettuano in media almeno un acquisto online al mese, sono aumentati del 25% fino a raggiungere i 16 milioni. Stando agli ultimi dati di Netcomm, il Consorzio del Commercio Elettronico Italiano, per lo shopping digitale il 2017 potrebbe essere l’anno di maggior incremento dal 2010, fino a raggiungere un valore di 23,4 miliardi di euro.

Le categorie
Dal momento che ogni piattaforma di cashback stringe accordi con vari partner commerciali, i negozi online che si possono rintracciare tramite questo innovativo modo di fare shopping sono i più disparati: da Booking.com per i viaggi, a Itunes per musica e video, da Pixmania per l’elettronica, passando per Yoox, Asos, Nike, eBay ed AliExpress oltre che, appunto, Amazon. Ad oggi, in Italia le categorie che vanno per la maggiore tra coloro che acquistano con il cashback sono hi-tech ed elettrodomestici (33,4%) e i viaggi (23%), seguiti da acquisti più variegati nei negozi generalisti come Amazon, eBay, ecc. (19,4%) e abbigliamento (8,3%).

Il principale difetto

Per come è configurato il modello cashback può definirsi a tutti gli effetti un sistema web marketplace all’interno del quale finiscono e approdano anche altri marketplace. Di fatto è un sistema piattaforma di fidelity con il quale le aziend iscritte possono ritornare vantaggi ai propri acquirenti.

Ma è proprio vero che i clienti si fidelizzano.

Il sistema in quanto markeplace come abbiamo detto registra e mantiene tutti i big data degli utenti che approdano ed acquistano non trasferendoli alle aziende iscritte, le quali di fatto perdono il controllo ed il contatto con i propri clienti e con i dati di comportamento che gli hanno portati all’acquisto.

Di contro il vantaggio (soprattutto per i piccoli) sta nel fatto che la piattaforma cashback promuove e pubblicizza i prodotti e servizi in vendita offrendo un canale aggiuntivo di vendita e comunicazione.

Insomma i vantaggi sono sicuramente tanti, ma sul fatto che si tratti di un sistema di reale fidelizzazione di clienti finali per le aziende iscritte nutriamo più di qualche incertezza.

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Nicola Vernaglione