E’ ancora fonte di dibattito dottrinale se l’aumento di capitale a pagamento con compensazione del credito necessiti di una perizia giurata di stima. In questo secondo articolo di approfondimento esaminiamo la questione ricorrendo a tutte le fonti fino ad ora disponibili ed in particolare agli orientamenti del Notariato.

Compensazione del credito

L’aumento di capitale sociale a pagamento può essere realizzato anche attraverso il conferimento, da parte del prestatore d’opera, del credito maturato nei confronti della startup per l’opera o i servizi resi, ovvero  mediante la compensazione di tale creditocon il debito assunto in seguito alla sottoscrizione del predetto aumento.

Tale operazione, a differenza del conferimento di opera e servizi,potrà essere realizzata sia dalle startup costituite in forma di s.p.a. sia in forma di s.r.l.

Diversamente dal conferimento,la compensazione del credito in sede di aumento del capitale sociale, è bene specificarlo, non è espressamente disciplinata dalla legge, ma è ritenuta ormai generalmente ammissibile: nonostante alcune pronunce di merito contrarie (ad es., Trib. Napoli, 8 novembre 2006, in Notariato, 2008, 5, 519 ss.), la dottrina maggioritaria e la giurisprudenza di legittimità (Cass., 19 marzo 2009, n. 6711, in Notariato, 2011, 519) sono favorevoli alla sua ammissibilità. Tale posizione è stata di recente confermata da una sentenza del Tribunale delle Imprese di Roma (Trib. Roma, 6 febbraio 2017, in Giur. it., 2017, 1139) e anche i Consigli notarili vi hanno pienamente aderito.

In relazione a questoschema di work for equity, la principale criticità è la necessità o meno della relazione giurata di stima che attesti il valore del credito da compensare: il costo associato alla perizia tende infatti a scoraggiare l’utilizzo anche di questa forma di remunerazione.

La questione è dibattuta, ma sembra che, alla luce degli orientamenti dottrinali e giurisprudenziali che si sono formati sul tema ben prima dell’introduzione della disciplina del work for equity, vi siano argomenti per sostenere che, nel caso di aumento di capitale mediante compensazione per l’esecuzione di schemi di work for equity,  la perizia non sia necessaria.

La relazione giurata di stima

I sostenitori della necessarietà di una relazione giurata di stima che attesti il valore del credito da compensare con il debito da conferimento, fondano le proprie ragioni sull’applicazione analogica della disciplina del conferimento di credito verso terzi e sulla asserita necessità di evitare comportamenti elusivi della disciplina sui conferimenti in natura.

Altra dottrinaha però elaborato diversi argomenti contrari a tali posizioni.

Secondo tale  secondo orientamento, la compensazione sarebbe, innanzitutto, una fattispecie diversa e non assimilabile a quella del conferimento del credito.

Nel conferimento di credito, il credito è vantato verso un terzo e le questioni principali sono quindi la consistenza del credito e la solvibilità del terzo.  Nel caso della compensazione, vista la sua natura satisfattoria, si può invece sostenere che la fattispecie sia piuttosto equiparabile al conferimento in denaro. Si veda sul punto Cass. 24 Aprile 1998 n. 4236(in Foro. It., 1998, I, 2892): “si può seriamente dubitare della configurazione di un conferimento di credito, perché questo si estingue nel momento stesso in cui forma oggetto di compensazione, la Corte di merito ne ha tratto la logica conclusione che non occorre la stima del credito medesimo verso la società. La correttezza dell’affermazione risiede nella considerazione che, a differenza dall’ipotesi di conferimento del credito (in cui la valutazione del grado di sua realizzabilità e di solvibilità del debitore ceduto assume funzione centrale), nella compensazione tale esigenza non ricorre, atteso che, per effetto di essa, il sottoscrittore dell’aumento di capitale è liberato dalla sua obbligazione pecuniaria nello stesso momento in cui la società è, a sua volta, liberata dal proprio debito.”

Nel caso della compensazione, il credito non è verso un terzo, ma verso la società stessa, e se il debito della società verso il socio è già stato iscritto in bilancio, esso è stato valutato a suo tempo nei modi di legge e non abbisognerebbe di un’ulteriore stima. Considerato poi che la compensazione determina un’estinzione del debito della società in misura equivalente al credito conferito, essa parrebbe avere valenza unicamente contabile. In tal senso, si è espressa la Corte d’appello di Roma con sentenza del 3 settembre 2002 (in Società, 1/2003, 41), dove viene ribadita “la legittimità del conferimento attuato mediante compensazione tra il relativo debito del socio ed un suo controcredito verso la società; dal momento che dalla compensazione non scaturisce alcun pregiudizio né per la società né per i creditori. Aumenta, infatti, il capitale di rischio senza alterazione del necessario rapporto col patrimonio. Né sussiste necessità della stima del credito ex artt. 2440 e 2342 c.c., prevista solo per la diversa fattispecie del conferimento mediante cessione del credito del socio verso terzi (Cass. 24 aprile 1998, n. 4236; Cass. 5 febbraio 1996, n. 93).”

Alla luce di queste considerazioni, sembra perlomeno discutibile che, nell’ambito del work for equity, in caso di sottoscrizione dell’aumento di capitale mediante compensazione del credito vantato per l’opera o i servizi resi a una startup, si debba ricorrere a una perizia di stima, soprattutto quando il debito in questione è già stato iscritto a bilancio, regolarmente approvato.

A questo riguardo pare interessante citare, da ultima, la massima del Consiglio notarile di Milano n. 125 del 2013, la quale così recita: “La compensazione tra il debito per il conferimento in denaro e un credito vantato dal sottoscrittore nei confronti della società può avere luogo, secondo quanto sopra esposto, anche qualora tale credito sia sorto da una prestazione di natura non finanziaria (ad esempio, la vendita di un bene alla società). In tal caso – allorché ricorra sostanziale contestualità e corrispondenza tra la prestazione eseguita a favore della società e l’aumento di capitale sottoscritto dal creditore, ovvero quando risulti che le due operazioni sono tra loro preordinate – si reputa che la sussistenza di una relazione di stima eseguita nel rispetto delle disposizioni di cui agli artt. 2343, 2343-ter o 2465 c.c. costituisca elemento idoneo ad assicurare l’osservanza dei principi che presiedono alla corretta formazione del capitale sociale.”

Nella motivazione di tale massima, viene specificato che “l’iscrizione del debito nella contabilità e quindi nel bilancio, (…) è (…) da considerare “elemento certificativo” della sua esistenza e del suo ammontare, indipendentemente dalla causa contrattuale dalla quale il debito stesso origina.” Nota peraltro il Consiglio che: “non può tuttavia escludersi che, allorquando il debito non abbia natura finanziaria, possa risultare evidente l’esistenza di un nesso (di natura temporale o funzionale) tra la delibera di aumento in denaro e l’operazione (nell’esempio di cui sopra, la compravendita di beni con prezzo dilazionato) da cui il debito da compensare origina”. In queste ipotesi “potrà essere opportunamente valutato se i principi che regolano la corretta formazione del capitale non consiglino l’erezione di una perizia di stima, redatta ai sensi – a seconda dei casi – degli articoli 2343, 2343-ter o 2465 c.c., a presidio di interessi non dissimili da quelli tutelati dalle disposizioni sugli acquisti pericolosi di cui all’articolo 2343 bis e 2465 secondo comma c.c.”.

Da una lettura della massima e della sua motivazione, essa non sembra porsi in contrasto con l’orientamento dottrinale e giurisprudenziale sopra descritto.  Quello che la massima aggiunge è che il socio non può compiere operazioni preordinate al fine di maturare un credito nei confronti della società da compensare elusivamente con il debito da conferimento (quali ad es. la vendita di un bene alla società con pagamento dilazionato). In questi casi eccezionali, dove vi sia una correlazione funzionale e temporale tra le operazioni poste in essere, che possa risultare nell’elusione della disciplina dei conferimenti in natura, è quindi consigliata la perizia di stima.

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Nicola Vernaglione