L’utilizzo degli SFP (Strumenti Finanziari Partecipativi) é ancora incerto e minimo, rispetto alle enormi possibilità offerte correlate alla insita elasticità. In considerazione della peculiarità (giuridica e fiscale) dello strumento le sue applicazioni possono essere molteplici, anche nell’ambito della crisi d’impresa.

Gli  strumenti finanziari partecipativi  (SFP), introdotti dalla riforma del diritto societario del 2003, sono una figura giuridica dalle grandi potenzialità. L’impiego degli SFP nelle operazioni societarie, incluse quelle di work for equity o di raccolta capitali privati, nelle start up innovative è ancora minimo, rispetto alle enormi possibilità offerte, anche se negli utlimi tempi si rileva una maggiore sensibilità all’utilizzo (o al suggerimento all’utilizzo) da parte dei professionisti che assistono le imprese.

Gli SFP in breve

L’emissione di  strumenti finanziari partecipativi, è disciplinata  dell’art. 2346, comma 6, c.c. (s.f.p.) e presuppone la presenza o la previa introduzione in statuto di clausole che disciplinano «le modalità e condizioni di emissione, i diritti che conferiscono, le sanzioni in caso di inadempimento delle prestazioni e, se ammessa, la legge di circolazione»

L’emissione di SFP presuppone

1.La presenza di una apposita clausola statutaria
2.La predisposizione di un Regolamento di Emissione
3.L’approvazione del Regolamento di Emissione
4.La delibera di avvio campagna di emissione
5.La predisposizione di documenti a supporto
6.L’adeguamento di apposite poste di bilancio
7.L’effettuazione di apposite scritture contabili
8.La previsione e la gestione delle eventuali conversioni a Capitale (se prevista)
9.La definizione del valore attualizzato di conversione

Gli SFP possono essere emessi ed utilizzati a compensazione di uncredito di qualsiasi natura.

Gli SFP per la Crisi d’impresa

Ma l’utilizzo defli SFP non si limita all’ambito delle  start up. Proprio per la natura propria di strumento da utilizzarsi a compensazione di un credito con possibilità di attribuzione di diritti di varia natura (tra i quali quello di conversione in equity) gli SFP possono trovare applicazioni anche in operazioni societarie nell’ambito della crisi d’impresa.

Un esempio pratico

Nell’ambito di una operazione  straordinaria di ristrutturazione con conversione del debito la società “A” sottoposta a procedura concorsuale costituisce una newco “B” (anche start up innovativa se ne risultano i requisiti e presupposti) cui cede – mediante atto di apporto di azienda o di ramo d’azienda – una serie di assets destinati a continuare l’attività di impresa in via indiretta tramite “B”.
A fronte dell’apporto, “B” emette (dopo aver assolto a tutti le procedure necessarie a farlo, ivi inclusa apposita clausola statutaria ed apposito regolamento e varie delibere) Strumenti Finanziari Partecipativi, sottoscritti in prima battuta dalla società sottoposta a procedura e poi assegnati (avendone prevista la possibilità nel regolamento di emissione) dalla stessa ai propri creditori, i quali, secondo un meccanismo di c.d. waterfall (disciplinato nel piano della procedura e nel regolamento degli SFP), hanno diritto ad ottenere, a soddisfazione del proprio credito, i diritti connaturati agli SFP emessi, tra i quali quello di ottenere, (in conversione a valore predeterminato) una quota di equity di “B” o altri diritti di natura finanziaria.
In questo modo la procedura concorsuale può seguire il suo corso e, nello stesso tempo, i creditori titolari degli SFP possono giovarsi dei risultati dell’attività di impresa portati avanti da “B”
Con riferimento agli aspetti fiscali,  ed in merito all’apporto del ramo d’azienda trovano applicazione le previsioni del Testo Unico con le opportune deroghe in caso di cessione per costituzione di Start up innovativa.

 

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Nicola Vernaglione