Quanto vale la tua start up? E’ una delle domande che viene spesso rivolta ai neo imprenditori innovativi, alla quale spesso segue una mancata riposta sensata o un valore ipotetico determinato senza alcun supporto di metodo e tecnica. 

Abbiamo  già parlato a proposito di valutazioni premoney di una start up riportando i metodi più utilizzati dai VC e analizzando una possibile variante qualitativa.

L’importanza di assegnare un valore

Si sa, il cruccio di tutti gli startupper (per alcuni quasi il focus principale) è la raccolta di capitali con la convinzione (spesso non fondata) che tutti siano pronti ad elargire perché sapranno valutare adeguatamente le potenzialità del business in termini di crescita, scalabilità, unicità.

La realtà sappiamo bene che non è così. Per ogni start up arrivare al “famoso round della svolta” o all’intervento di un investitore istituzionale, o ad una exit per incorporazione (ad esempio) non è cosa che succede tutti i giorni. I numeri sono abbastanza eloquenti. Ad esempio una società VC analizza mediamente per anno 400/500 business plan di start up arrivando a finanziarne al massimo 3 o 4. E i numeri del crowdfunding, se pur in crescita, non sono entusiasmanti. Di contro, pur non potendo rilevare il fenomeno con statistiche attendibili, risultano molto più frequenti le operazioni da parte di investitori privati  o acquisizioni (con  o senza exit) da parte di gruppi o aziende del settore (non parliamo di Club Deal, Angel, ecc.).

Dovendo approcciarsi ad unaoperazione di “iniezione di capitali” in una delle forme riportate, diventa necessario se non indispensabile conoscere e determinare, in maniera logica e con l’utilizzo della tecnica, un valore attendibile della propria start up ricordando che il documento master per farlo è il business plan (intendo l’unico e vero documento che possa definirsi tale: narrativo o qualitativo e numerico).

I metodi di valutazione

Sicuramente conoscerete i“mantra” ricorrenti di tutti gli investitori (istituzionali e non): “sono più importanti il team ed il committment dell’idea o del business in se stesso”; “anche una idea mediocre o un business inizialmente poco focalizzato possono diventare imprese di successo se portate avanti da un team eccellente”. Verissimo, ma nella cruda realtà della finanza restano sono belle frasi da riportare quale incipit di uno dei tanti libri  dedicati alle start up o su una bella slide in un workshop di orientamento.

La realtà ci racconta qualcosa di  molto diverso. Chiunque debba mettere dei soldi nella vostra impresa tenderà (giustamente, perché è il gioco delle parti) ad utilizzare ed applicare metodi di valutazione di natura esclusivamente patrimoniale, economica, finanziaria, confutando e smontando, pezzo per pezzo, il vostro business plan soprattutto nelle assunzioni qualitative che conducono alle previsioni economiche. E’ un fatto, però (e parlo di esperienze dirette) che davanti ad un business plan ben strutturato e costruito su assunzioni e ipotesi oggettive ed argomentate;  davanti ad una valutazione premoney che utilizza tecniche qualitative scientificamente supportate, anche il più “tiranno” degli investitori tenderà ad ammorbidire le proprie posizioni. Vediamo quindi in dettaglio i principali metodi di valutazione.

I metodi quantitativi. Doverosa premessa

L’utilizzo dei metodi quantitativi, in particolare per  start up in fase seed o early stage, in assenza o con pochi ricavi, con EBIT e Utili inconsistenti o negativi, e con un cash flow quasi esclusivamente di debito, non sono i più appropriati (se utilizzati da soli) per determinare il valore di una startup. Come dicevamo, vanno ponderati e utilizzati con metodi qualitativi che tengano conto del potenziale del mercato, del team e del prodotto.

Il DCF (Discounted Cash Flow)

Il  DCF con il modello di crescita terminale è uno dei modelli più utilizzati per valutare le aziende ad azionariato diffuso. Questo metodo presuppone che la società sopravviva a un tasso di crescita stabile e costante. Il tasso di crescita applicato è in genere basato sul settore di appartenenza.  A questo modello base è sempre opportuno (noi di creazioneimpresa.net lo facciamo) aggiungere due funzionalità aggiuntive:
1. I flussi di cassa annuali sono ponderati in base al tasso di sopravvivenza specifico delle aziende nel Paese specifico.
2. Il valore attuale calcolato viene ulteriormente scontato applicando una riduzione di illiquidità per tenere conto del fatto che la vendita di quote di partecipazione probabilmente avverrà sul mercato privato. Di conseguenza, gli investitori necessitano un rendimento più elevato. Lo sconto di illiquidità è stimato secondo il lavoro di ricerche accademiche.

Il metodo dei Multipli

Molto più semplice e rapido del precedente. Si basa metodo comparativo, su indicatori che esprimono la relazione tra il valore della Società ed alcune variabili fondamentali (fatturato, utili, etc.).

Il DCF con uscita multipla

È il metodo finanziario che abbiamo scelto (noi di creazioneimpresa.net) al posto del basico metodo dei multipli. La DCF con uscita multipla si basa sul presupposto che il valore di uscita della società è determinato dalla media tra i colleghi del settore. Il multiplo comunemente usato è il multiplo EBITDA in quanto la stima prodotta è meno suscettibile alle differenze del margine operativo tra colleghi del settore. La metodologia prevede inoltre:
1. che i flussi di cassa annuali siano stimati e ponderati in base al tasso di sopravvivenza specifico delle aziende nel Paese in questione.
2. Che Il valore attuale calcolato venga ulteriormente scontato applicando la medesima tecnica del DCF semplice

Il Metodo Venture Capital

Il metodo venture capital è un  rapido approccio alla valutazione delle società. Esso comprende, nella stima, il valore di uscita della società alla fine dell’orizzonte di previsione, ignorando i flussi di cassa intermedi. Il valore di uscita è calcolato prendendo il risultato finanziario finale della società e applicando il multiplo EBITDA. Questo valore viene poi scontato ad un tasso elevato per ottenere il valore attuale. Il tasso di sconto è determinato in maniera soggettiva a seconda dello stadio di sviluppo.

I metodi qualitativi e la ponderazione finale

Una  corretta valutazione del valore della start up deve necessariamente tener conto di aspetti qualitativi (qui analizziamo i due metodi da noi utilizzati) e, nell’ambito della definizione del valore finale, occorre ponderare al meglio i pesi di ognuno dei metodi determinando una forbice tra valore minimo e massimo. Sarà questa la nostra base di contrattazione.

Il metodo scorecard

Il  principio più importante di questo metodo è che le aziende simili e consolidate sono importanti nel dare un prezzo ad un’azienda di nuova costituzione. Questo metodo considera la valutazione pre-money media di aziende della stessa regione geografica o nazione come punto di partenza. Successivamente, per ognuno dei criteri utilizzati (sei criteri e 21 indicatori)  è assegnato un punteggio che indica se l’azienda performa meglio o peggio rispetto alle aziende simili. A seconda di questi punteggi e i loro pesi, la valutazione iniziale sarà regolata verso l’alto o verso il basso.
Sviluppato originariamente nel 2001 da imprenditori statunitensi, questo metodo è stato pubblicato nel 2007 dalla Kauffman Foundation ed è stato revisionato nel 2011 da Bill Payne dell’Ohio TechAngels.

Il metodo check-list

Il principio più importante di questo metodo è che gli assets intangibili (tra i quali anche l’esperienza e la dedizione del team; la proprietà intellettuale, ecc.) di aziende early stage sono le fondamenta del loro successo futuro e quindi preziosi, come lo sono i beni tangibili per le società ben avviate. Questo metodo assume una valutazione fissa massima a seconda della regione geografica o nazione  e assegna all’azienda un punteggio per ognuno dei  criteri (cinque criteri e 23 indicatori). La somma ponderata del punteggio di ogni criterio determina la valutazione pre-money.
L’investitore Dave Berkus che ha partecipato a più di 140 investimenti early stage propose questo metodo nel 1996 e lo ha ampliato nel 2016.

Altri utilizzi della valutazione premoney

Oltre all’uso più classico e scontato, unavalutazione premoney è sempre necessaria e consigliata in tutte le operazioni che implicano apporti in equity. Ci riferiamo in particolar modo al work for equity ed ai piani di incentivazione per i quali è necessario da subito definire le quote future di partecipazione in equity  per ognuno degli assegnatari apportatori di opere e servizi, inclusi gli apporti lavorativi dei soci e dell’amministratore.

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Nicola Vernaglione