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Equity Crowdfunding. 7 risposte

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Equity crowdfunding. Approcciarsi ad una raccolta o campagna in equity crowdfunding per un startup e per i suoi fondatori significa preventivamente aver sviluppato una chiara e analitica strategia finanziaria nella quale la raccolta di capitali per lo sviluppo in equity sia solo uno dei veicoli e una delle ipotesi. E’ inoltre necessario comprendere che la candidatura del progetto presso una qualsiasi piattaforma necessita di check preventivi allineati e coerenti rispetto ai requisiti richiesti oltre alla necessita di supporti tecnici e documentali di oggettivo valore.  Di questo si è discusso con Edoardo Reggiani nel nostro format “30 domande” del 21 Aprile. Nel caffè di oggi riassumiamo le 7 risposte salienti dell’intervista.

Guarda il video integrale dell’intervista

Equity Crowdfunding. 1. Come si capisce se un progetto è solido?

Sulla carta è molto facile capire se un progetto è soldo o meno poi nella realtà occorre prendere in considerazione molti altri aspetti. Un primo fondamentale aspetto riguarda il fatto che la società debba essere costituita e attiva al minimo in forma di Srl e la valutazione del numero di soci e del capitale ha il suo peso. Il ruolo della piattaforma è quello di mettersi nei panni dell’investitore e comprendere se il progetto possa essere appetibile soprattutto per quelle startup che hanno molto potenziale ma non hanno ancora traction. Per una piattaforma può essere rilevante, in fase di valutazione, anche il fatto che il fondatori abbiano già raccolto capitali da investitori privati come ad esempio i family e friends perché è una palese dimostrazione di credibilità e appetibilità oltre che capacità dei fondatori di “vendere” il progetto. 

Equity Crowdfunding. 2. Quanto pesano le competenze chiave dei fondatori?
Tantissimo, soprattutto quando la startup è nelle fasi iniziali, perché l’expertise dei fondatori diventa il principale elemento di valutazione oltre ovviamente ad altri check come, conoscenza del mercato, la conoscenza della cantierabilità, dei competitors. In genere si cerca di scegliere team che siano affiatati e in grado di portare avanti non solo il progetto e il business ma anche la campagna di raccolta capitali.
Equity Crowdfunding 3. In quale stadio di sviluppo devono trovarsi le startup per pensare di accedere all’equity crowdfunding (ad esempio: primo fatturato; prototipazione; MVP; contratti acquisiti..)?

Anche in questo caso la risposta può essere varia. Certamente la startup deve avere un validazione questo per poter dimostrare agli investitori “che funziona”. Può voler dire molte cose. Ad esempio se per una startup digital, per la quale le barriere all’ingresso non sono elevate, può bastare una validazione del prodotto o servizio anche non a pagamento, per una startup Deep AI o biotech, per le quali il processo di sviluppo può essere mediamente lungo, si chiede ad esempio che vi sia una prototipazione, un endorsement da Università o istituti di ricerca, pubblicazioni dei founder. Certamente con una bella idea e un pdf  e un foglio Excel spacciato per business plan, non si può pensare di approcciarsi ad una piattaforma di equity crowdfunding 

Equity Crowdfunding. 4.Esistono settori o business più o meno validi per l’equity crowdfunding?

In linea generale funzionano i settori dove c’è tecnologia soprattutto proprietaria ma anche startup digitali (con tecnologia terza) dove è più rilevante il modello di business e l’innovazione. Poi, come tutto, l’ECF funziona per mode: oggi si parla di metaverso, di blockchain. C’è stato il momento del food. Quindi anche gli investitori così come i mercati finanziari in genere seguono le mode. Certo non basta essere in un settore “sexy” ma occorrono altre prerogative concrete, tra le quali come già detto, “il peso del team”.

Equity Crowdfunding. 5. Come si prepara una startup ad una campagna?

Primo step è quello di capire quale percorso di fundraising si intende avviare (come detto la strategia finanziaria) e capire se il crowdfunding può essere lo strumento più adatto in quel determinato momento. Subito dopo in fase in scouting è necessario fornire informazioni e documentazione come ad esempio i documenti societari, un business plan, un deck ed una valutazione premoney. Dal momento in cui si incontra l’azienda al momento del “si” (o no) sono necessarie un paio di settimane. Da quel momento in poi c’è la parte difficile ovvero una fase di preparazione ovvero il setup della campagna. Dagli aspetti societari agli aspetti più propriamente economico e finanziari. Dopo si passa a costruire il “kit” per gli investitori. Infine si pianifica la campagna di comunicazione e marketing della campagna con molto coinvolgimento e investimento da parte di founders. Il tutto si sviluppa in 4-5 settimane seguite da 6-8 settimane di raccolta. Al momento della conclusione ci sono una serie di pratiche burocratiche come ad esempio la comunicazione in CCIAA dell’elenco soci.

Equity Crowdfunding. 6. Qual’è la destinazione giusta dei capitali da comunicare agli investitori?

Per rispondere a questa domanda dobbiamo partire dall’interesse dell’investitore che come qualsiasi altro (con qualsiasi altro strumento) è quello di avere una prospettiva di guadagno. Avendo precisato questo risulta evidente che nel business plan e nel deck devo presentare un piano dei fondi destinato esclusivamente allo sviluppo del business e del mercato. Ovviamente questo concetto e questa proporzione variano a seconda del business: laddove è prevalente o determinante lo sviluppo di una tecnologia o di un brevetto (e dove il mercato viene in un secondo momento) il peso maggiore deve essere dato agli investimenti nello sviluppo del business. Nel caso di una startup digitale che abbia già ottenuto una validazione, il peso maggiore va negli investimenti in marketing e comunicazione.  Presentare un piano nel quale si vanno a destinare fondi della raccolta per pagare gli stipendi dei founders (soprattutto, piuttosto che risorse additive) non è totalmente scorretto ma viene vista con maggior favore la presenza di un piano di Work For Equity che tra l’altro dimostra la presenza di un management evoluto e coinvolto.

Equity Crowdfunding. 7. Conta più un buon pre-committment o un progetto “tosto”?

In via del tutto teorica si dovrebbe rispondere: “un progetto tosto”. Nella pratica e nella realtà dei fatti i pre-committment ha invece un valore importante nella logica della candidabilità di un progetto. Questo perchè (e ritorniamo a una precedente risposta) risulta una chiara dimostrazione che vi sono già degli investitori che hanno creduto nel progetto oltre ovviamente alla capacità dei fondatori di saper “raccogliere”. Sulla dimensione del pre-committment le percentuali (sull’obiettivo minimo di campagna) possono variare in dipendenza della rigidità dell’investimento al quale i capitali sono rivolti. Ad esempio se il business dipende moltissimo o esclusivamente dall’acquisizione di un macchinario o tecnologia senza del quale non può avviarsi o svilupparsi, il pre-committment sarà molto alto. Se è destinato ad esempio ad investimenti “elastici” come il marketing o la comunicazione le percentuali si riducono sensibilmente.

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