Di cosa si parla
Il potenziale delle PMI
Iniziamo, con questo articolo, il nuovo speciale dedicato a cogliere il “Potenziale delle PMI”: quel potenziale di innovazione che spesso, rimane nascosto nei siti produttivi e nei processi delle imprese di servizi. L’idea è quella di fornire, agli imprenditori e ai loro consulenti, spunti e strumenti operativi che consentano di “formalizzare” l’innovazione che caratterizza le PMI italiane.
Innanzitutto, parleremo di TRL (Technology Readiness Level) come strumento che può aiutare a individuare il livello e lo stato di innovazione dei prodotti e processi.
Ci occuperemo poi degli strumenti giuridici e fiscali che possono agevolare la messa a terra dell’innovazione, sia adottando regimi fiscali agevolati (ad esempio il patent box o il credito di imposta R&D) sia individuando l’<<abito>> più appropriato per valorizzare l’innovazione (dalla PMI innovativa con il suo regime ad hoc, alla creazione di startup tramite spin off aziendali).
Analizzeremo inoltre come il controllo di gestione possa essere utilizzato come strumento per l’individuazione dell’innovazione (oltre che per un’appropriata analisi dei dati aziendali).

Il potenziale delle PMI. Italiani, popolo di innovatori
Tutti conosciamo il vecchio adagio popolare “Italiani: popolo di santi, poeti e navigatori”. Ma siamo anche un popolo di innovatori?
Senza volerci addentrare in un’analisi storica e sociologica, possiamo dire che i “fondamentali” nel corso del tempo abbiamo dimostrato di averli nel DNA.
Facciamoci quindi aiutare da studi più recenti per capire lo stato di salute del nostro sistema di innovazione.
Il potenziale delle PMI. European Innovation Scoreboard 2024
Partiamo dall’EIS European Innovation Scoreboard 2024 redatto dalla Commissione Europea. Questo report misura la performance innovativa dei paesi UE attraverso un set di indicatori relativi a risorse umane, investimenti, digitalizzazione, attività innovative e impatti economici. Viene pubblicato annualmente dalla Direzione Generale per la Ricerca e l’Innovazione e rappresenta uno strumento fondamentale per valutare il posizionamento dell’Italia rispetto al resto dell’Unione. L’Italia è classificata come Moderate Innovator, con una performance pari all’89,6% della media UE nel 2024. I punti di forza risiedono nelle PMI innovative, nella produttività delle risorse e nella co-pubblicazione pubblico-privato. Tuttavia, persistono debolezze strutturali legate a scarsa mobilità dei talenti, basso livello di competenze digitali e investimenti privati insufficienti in R&S. Nonostante un miglioramento generale dal 2017, nel 2023-2024 si registra un calo nella spesa per innovazione e nella commercializzazione delle innovazioni. Il sistema, sintetizza il report, è dinamico, ma frenato da vincoli strutturali e governance inefficiente. Viene quindi valutato positivamente il ruolo delle PMI innovative, di cui molto abbiamo parlato nei nostri articoli (qui ad esempio trovate il nostro ultimo speciale dello scorso anno). Trasformarsi in PMI innovativa, spesso vuol dire vestire l’abito più appropriato che una PMI possa avere in quanto consente di massimizzare tutti i benefici che il nostro ordinamento giuridico e fiscale riserva all’innovazione.
Il potenziale delle PMI. L’analisi di ISTAT
Anche il nostro istituto di statistica nazionale ha pubblicato a dicembre 2024 il report “L’innovazione nelle imprese. Anni 2020-2022”. Il documento si caratterizza per essere la principale fonte ufficiale italiana per la rilevazione statistica sull’innovazione nelle imprese con almeno 10 addetti, nei settori dell’industria e dei servizi. L’indagine, basata sulla metodologia europea del Community Innovation Survey (CIS), fornisce dati quantitativi e qualitativi su attività innovative, spese, ostacoli, collaborazioni e risultati, utili a guidare le politiche pubbliche a sostegno dell’innovazione. Secondo il Report si stima che il 58,6% delle imprese industriali e dei servizi con 10 o più addetti abbia svolto attività finalizzate all’introduzione di innovazioni. Per quanto riguarda i settori, con il 65,1% di imprese impegnate in investimenti innovativi, l’Industriai resta il settore con la maggiore vocazione all’innovazione. Seguono i Servizi con il 56,1% e le Costruzioni con il 46,7%. Ma il dato più interessante, per il nostro ragionamento, riguarda la relazione tra propensione all’innovazione e dimensione aziendale: la quota di imprese innovative passa dal 55,8% nella classe 10-49 addetti al 74,3% in quella 50-249 addetti, all’84,7% nelle imprese con 250 addetti e oltre. Questo ci dice, (ma d’altronde ça va sans dire) che è più facile innovare (o meglio, formalizzare l’innovazione) maggiori sono le dimensioni (e quindi la forza il budget) dell’impresa. Abbiamo più volte parlato (ad esempio in questo articolo) del ruolo delle Reti di impresa e delle potenzialità di questo strumento che consente a più imprese piccole di diventare una grande impresa. Con tutti i vantaggi (come ci dice l’Istat) connessi alla dimensione aziendale. Uno strumento che consentirebbe, ad esempio a molte startup, eccezionali nelle fasi di sviluppo di un’idea, di un prodotto di un processo, di beneficiare del Know-how imprenditoriale e delle reti commerciale delle più rodate PMI. E alle PMI di avere una divisione R&D in casa al pari delle imprese di maggiori dimensioni.
Il potenziale delle PMI. italiani popolo di innovatori
Ma siamo, (per dirla con l’EIS) un popolo di innovatori moderati? Oppure più semplicemente molta innovazione sfugge alle statistiche proprio perché non è formalizzata?
Formalizzare l’innovazione è il primo passo per valorizzarla e per avviare un circolo virtuoso di crescita. Servono però, come vedremo, gli strumenti giusti
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Con il prossimo articolo avvieremo l’analisi degli strumenti a disposizione per la formalizzazione dell’Innovazione


