Il Potenziale delle PMI. Il Patent Box

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Il Potenziale delle PMI. Patent Box

Siamo giunti alla terza puntata del nostro speciale sulle PMI e l’innovazione. Nei precedenti articoli, abbiamo inquadrato, prima con il contributo di Ezio Este lo stato di “salute” dell’innovazione delle PMI, e poi grazie a Carlo Pignatari approfondito il TRL quale strumento per misurare l’innovazione.

Oggi, vogliamo iniziare a concentrarci sui benefici che porta con sé l’innovazione, analizzando il un’interessante agevolazione fiscale: il regime Patent box.

Il regime Patent Box, profondamente riformato a partire dal 2021, rappresenta oggi uno degli strumenti più incisivi per valorizzare gli investimenti immateriali delle PMI che fanno innovazione.

Il precedente impianto, in vigore dal 2015, prevedeva una parziale detassazione dei redditi derivanti dall’utilizzo di beni immateriali, ma richiedeva complesse procedure di calcolo e, spesso, un ruling preventivo con l’Agenzia delle Entrate.

Dal 2021, con l’art. 6 del D.L. 146/2021, il regime è stato radicalmente semplificato: al posto della detassazione, è ora prevista una maggiorazione del 110% dei costi sostenuti per attività di ricerca e sviluppo, innovazione tecnologica, design e tutela legale, finalizzati alla creazione o protezione: brevetti, software originali e disegni o modelli giuridicamente tutelati.

Il potenziale delle PMI. Le due modalità del Patent Box

Il nuovo regime Patent Box  si articola in due modalità alternative, che consentono alle PMI di ottimizzare fiscalmente gli investimenti effettuati nel ciclo di sviluppo dei propri asset immateriali. Il meccanismo ordinario prevede una super deduzione delle spese sostenute nel medesimo periodo d’imposta in cui si esercita l’opzione. Il meccanismo premiale, invece, consente di recuperare – con la stessa maggiorazione del 110% – i costi sostenuti fino a otto anni prima dell’ottenimento della privativa industriale. Quest’ultima possibilità è particolarmente rilevante per le imprese che abbiano effettuato investimenti consistenti in anni passati e ottengano il titolo solo in epoca recente.

Un esempio chiarisce meglio: un’impresa sviluppa tra il 2016 e il 2023 un software originale, lo utilizza internamente a partire dal 2023 e lo registra presso la SIAE nel 2024. Con l’opzione al Patent Box esercitata nel 2025, può recuperare le spese sostenute dal 2016 al 2023 (escluso il 2024, se già agevolato con il meccanismo ordinario). Un’opportunità concreta per valorizzare fiscalmente investimenti spesso sottostimati.

Il potenziale delle PMI. Per chi è il nuovo Patent Box

Il il nuovo regime Patent Box è accessibile a tutte le imprese titolari di reddito d’impresa – comprese quelle in perdita fiscale, purché non in stato di crisi – che siano titolari del diritto allo sfruttamento economico di beni immateriali agevolabili. Questi includono: brevetti industriali, software protetto da copyright, disegni e modelli registrati. È possibile fruire del regime anche in caso di utilizzo indiretto, ad esempio tramite concessione in licenza a terzi.

Sono invece escluse le imprese che determinano il reddito su base catastale o forfettaria, quelle sottoposte a procedure liquidatorie e quelle già vincolate al vecchio regime Patent Box fino alla scadenza dell’opzione quinquennale. In caso di compresenza di beni oggetto del vecchio e nuovo regime, è comunque ammesso esercitare l’opzione per beni immateriali differenti, anche se complementari.

Il potenziale delle PMI. Quali spese agevola il Patent Box

Le PMI che intendono accedere al regime devono sostenere direttamente (o tramite enti esterni indipendenti) attività di ricerca e sviluppo, innovazione, design o tutela legale, rilevanti ai sensi del DM 26 maggio 2020. Le spese ammissibili comprendono: costi per il personale, consulenze specialistiche, materiali e prototipi, quote di ammortamento, spese di protezione e difesa della proprietà industriale, e in taluni casi anche compensi agli amministratori e soci, purché siano fissi, congrui e opportunamente documentati.

Tali spese devono rispettare criteri generali di effettività, inerenza e congruità. Per esempio, i costi sostenuti per la registrazione di un brevetto o la difesa legale in un contenzioso su un disegno industriale possono rientrare nel computo se riferiti al bene oggetto di privativa e sostenuti nel rispetto dei principi citati.

Il potenziale delle PMI. Vantaggi fiscali del Patent Box

Il vantaggio fiscale è chiaro: per 1 euro speso in R&S&I&D, la deduzione ai fini IRES, IRPEF e IRAP è pari a 2,10 euro. Inoltre, la misura è cumulabile con il credito d’imposta R&S, sebbene il cumulo debba avvenire nel rispetto del principio di non eccedenza del costo complessivamente sostenuto. In pratica, se un’impresa ha già beneficiato del credito per ricerca, dovrà “nettizzare” il risparmio fiscale derivante dal Patent Box ai fini del calcolo del credito spettante, con eventuale restituzione della quota eccedente senza sanzioni.

Ma non ci sono solo benefici fiscali. La tutela legale dei beni immateriali comporta vantaggi extra-tributari: maggiore potere contrattuale, possibilità di monetizzazione tramite licenze, aumento del valore aziendale, miglior accesso al credito, rafforzamento della reputazione e della competitività, anche internazionale.

Il potenziale delle PMI. Come si accede al Patent Box

L’accesso al nuovo regime Patent Box avviene tramite opzione in dichiarazione dei redditi, valida cinque anni e rinnovabile. Per ottenere la penalty protection, cioè la disapplicazione delle sanzioni in caso di rettifiche da parte dell’Agenzia delle Entrate, è necessaria la predisposizione della documentazione idonea, che per le PMI può avvenire in forma semplificata. Tale documentazione deve essere firmata digitalmente e marcata temporalmente entro la scadenza della dichiarazione.

La documentazione deve dettagliare i dati dell’impresa, le attività svolte e le spese agevolabili, riconciliando le variazioni fiscali dichiarate con il bene immateriale oggetto di agevolazione. È consigliabile predisporla ogni anno per tutta la durata dell’opzione.

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