Giorno: Gennaio 27, 2026

Il nuovo Work for Equity. Una soluzione con SFP

Come preannunciato nel primo articolo di questo speciale nel contributo di oggi. L’articolo analizza l’impatto dell’art. 31 della Legge 193/2024 sulle detrazioni fiscali per investimenti in startup e PMI innovative, con particolare attenzione alle implicazioni operative del limite del 25% tra valore dei servizi resi e investimento agevolabile. Dopo aver chiarito l’estensione del controllo anche alle prestazioni indirette tramite società controllate o collegate ex art. 2359 c.c., il focus si sposta sulle possibili strategie di adeguamento.

In questo contesto viene approfondita, in chiave teorica e prudenziale, la possibilità di utilizzare gli strumenti finanziari partecipativi (SFP) come veicolo di compensazione del credito da prestazioni professionali. L’ipotesi consiste nel riconoscere gli SFP nell’anno della prestazione e rinviare la conversione in equity a un esercizio successivo, separando temporalmente il momento della prestazione da quello dell’investimento agevolabile. Questa impostazione, se correttamente strutturata sul piano statutario e deliberativo, potrebbe consentire di evitare il superamento della soglia del 25%, in attesa di chiarimenti ufficiali dell’Amministrazione finanziaria

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L’equity ha un pregio che le altre fonti non hanno: non genera debito e non va rimborsato. Chi entra nel capitale condivide il rischio d’impresa, non pretende una rata. Ma questo pregio ha un prezzo, ed è il più alto di tutti se l’impresa ha successo: chi investe acquisisce quote, quindi una parte dei profitti e del valore futuro, e diventa un socio con cui condividere le decisioni. In più, l’ingresso di un investitore fissa una valutazione: mette un prezzo sull’impresa in un momento in cui, spesso, sarebbe più conveniente aspettare. Per questo l’equity non è la fonte “gratuita” che a volte si immagina: è la più costosa proprio quando le cose vanno bene. Ha senso quando serve il salto — la crescita che il debito, con il suo obbligo di rimborso, non potrebbe sostenere — e quando l’impresa ha una storia da raccontare che giustifica una valutazione. Sugli assi che seguiamo dall’articolo scorso: accesso selettivo, tempi lunghi, e sul rischio/opportunità nessun rimborso ma diluizione permanente

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