Il nuovo Work for Equity. Accrescere il valore. Parte II

Di cosa si parla

Il nuovo work for equity. Il triangolo del valore

Nel precedente articolo dello speciale, abbiamo introdotto il Triangolo del Valore, concetto centrale per comprendere le dinamiche di valutazione di una startup. Come abbiamo visto, il triangolo è composto da tre angoli fondamentali: il capitale netto, le immobilizzazioni immateriali e il valore generato dai soci fondatori. Ogni angolo del triangolo interagisce con gli altri e contribuisce a generare un valore complessivo che, se ben gestito, può trasformare una startup in una realtà di successo.

Oggi, in questo quarto articolo, approfondiremo uno degli aspetti più rilevanti del triangolo: il valore patrimoniale, con particolare riferimento al work for equity e alla valutazione premoney. L’obiettivo è analizzare come questi elementi si intrecciano nella creazione del valore aziendale, contribuendo alla determinazione della diluizione dei soci e al miglioramento dell’accesso al credito e ai finanziamenti esterni.

Il nuovo work for equity. Il valore incrementale “di mercato”

Nel contesto delle startup, il valore patrimoniale rappresenta l’insieme delle risorse aziendali e dei beni, sia tangibili sia intangibili, che contribuiscono a determinare la solidità finanziaria e le prospettive di crescita dell’impresa. Esso non si limita a rappresentare la somma dei beni materiali posseduti dalla startup, ma abbraccia anche la dimensione immateriale, come il capitale umano, le proprietà intellettuali (brevetti, software, marchi), e il valore delle competenze strategiche acquisite dai soci fondatori nel tempo. Questo concetto diventa particolarmente significativo quando si valuta una startup in fase di raccolta fondi o di ingresso di nuovi investitori.

Il nuovo work for equity. Valore premoney

La valutazione premoney si basa su un’analisi integrata che tiene conto di vari fattori. È il valore della startup prima che venga effettuato un nuovo investimento, ed è un elemento cruciale per determinare la quota di partecipazione che gli investitori acquisiranno in cambio del loro capitale.

Ci sono due elementi fondamentali che influiscono sulla valutazione premoney:

1️⃣Il Capitale Netto: Questo rappresenta i mezzi propri della società, ovvero il valore delle risorse finanziarie, materiali e liquide che la startup detiene. Il capitale netto è un indicatore fondamentale della stabilità patrimoniale dell’azienda e fornisce una base di calcolo per determinarne la solvibilità e il rischio per gli investitori. Tuttavia, il capitale netto da solo non è sufficiente a catturare il potenziale di una startup.

2️⃣Le Immobilizzazioni Immateriali: In un contesto come quello delle startup, dove il lavoro dei soci è un elemento cruciale per lo sviluppo del prodotto e del business, il valore delle immobilizzazioni immateriali (come la proprietà intellettuale, le competenze strategiche e l’innovazione tecnologica) gioca un ruolo fondamentale. Il work for equity rappresenta proprio uno di questi asset immateriali: il valore aggiunto che i soci fondatori portano alla società tramite il loro lavoro qualificato, il know-how, e la gestione operativa e strategica.

Occorre comunque precisare che il valore premoney di una startup non è semplicemente la somma di capitale netto e asset immateriali, ma rappresenta un valore attualizzato di mercato che riflette le performance economiche, patrimoniali e finanziarie dell’impresa. Questo valore tiene conto sia dei dati pregressi (se disponibili, come nel caso di un bilancio relativo all’anno precedente) sia delle previsioni indicate nel business plan. Le proxy economiche, patrimoniali e finanziarie, tra cui la crescita del capitale netto, l’incremento degli asset tangibili (come macchinari e impianti) e la valorizzazione degli intangibles (quali proprietà intellettuale, know-how e investimenti in ricerca e sviluppo), influiscono direttamente sul valore premoney. Questi fattori incidono principalmente sui metodi di valutazione economici e finanziari, come il Discounted Cash Flow (DCF) e il moltiplicatore di EBIT, ampiamente utilizzati per determinare la sostenibilità e la redditività futura dell’impresa. In particolare, la valorizzazione degli intangibili, come gli investimenti in ricerca e sviluppo, è essenziale in una valutazione premoney avanzata, poiché tali asset immateriali sono il motore dell’innovazione e della crescita nelle startup. L’inclusione del work for equity come contributo intangibile aggiuntivo è di grande rilevanza, poiché tale valore accresce il potenziale competitivo della startup, rafforzando la percezione del rischio da parte degli investitori. Questo, a sua volta, influisce positivamente sulla valutazione, riducendo la diluizione dei soci fondatori nei round successivi di raccolta capitali. Pertanto, il work for equity diventa un fattore cruciale nell’aumento del valore premoney, poiché consente una valutazione complessiva più alta rispetto a quella di una startup che non tenga conto dell’apporto immateriale dei soci. L’effetto di questa valorizzazione del lavoro immateriale non solo migliora la forbice di valutazione, ma consente anche ai soci fondatori di mantenere una partecipazione azionaria maggiore, minimizzando l’impatto della diluizione durante i round di raccolta capitali.

Il nuovo work for equity. Premoney e Work for Equity

Il work for equity non è solo una modalità di compensazione per i soci fondatori, ma un vero e proprio strumento strategico che può influire sul valore patrimoniale della startup. La possibilità di contabilizzare il valore del lavoro prestato dai soci come immobilizzazione immateriale conferisce alla startup un valore aggiunto che va oltre il semplice capitale iniziale. Questo elemento assume particolare rilevanza nei settori innovativi, dove la creazione di valore non si limita alla mera produzione di beni materiali ma si estende alla generazione di conoscenza applicata, innovazione tecnologica, e competenza di mercato.

L’inclusione di questi elementi immateriali nella valutazione premoney può infatti ridurre la diluizione dei soci fondatori, poiché il valore della startup risulta più alto rispetto a quello che sarebbe determinato solo dalla somma del capitale netto. Di conseguenza, l’entrata di un investitore angel, per esempio, comporterebbe una partecipazione più ridotta, mantenendo così una maggiore proprietà per i soci fondatori.

Tuttavia, va sottolineato che il riconoscimento del work for equity come asset immateriale richiede una valutazione accurata e oggettiva. La quantificazione di tale valore è dunque un passaggio tecnico delicato che va affrontato con attenzione, coinvolgendo esperti di valutazione aziendale e consulenti idonei a garantire la regolarità fiscale e la trasparenza contabile.

Il nuovo work for equity. Moltiplicatore dell’accesso al credito

Quando una startup decide di richiedere un mutuo tramite il Fondo di Garanzia, una delle condizioni fondamentali è che il capitale proprio (mezzi propri) rappresenti almeno il 20% dell’investimento totale. Il capitale proprio di un’impresa è generalmente rappresentato dal capitale netto. Questo include non solo il capitale sociale, ma anche eventuali riserve.

✅Caso 1: Capitale Sociale di 30.000 euro

Nel primo scenario, supponiamo che la startup abbia un capitale sociale iniziale pari a 30.000 euro. Secondo le policy bancarie, il valore dei mezzi propri, ovvero del capitale netto (che in questo caso è pari al capitale sociale), deve rappresentare almeno il 20% dell’investimento totale richiesto. Per calcolare l’investimento massimo che la startup può attrarre, si applica un moltiplicatore X5  al valore del capitale netto.

Calcolo dell’investimento massimo:

▶️Capitale netto: 30.000 euro

▶️Moltiplicatore: X5

▶️Investimento massimo: 30.000 euro × 5 = 150.000 euro

A questo punto, la startup può richiedere un mutuo pari all’80% del massimo investimento (secondo la policy).

Calcolo del mutuo richiedibile:

Mutuo richiedibile: 150.000 euro × 80% = 120.000 euro

In questo caso, con un capitale netto di 30.000 euro, la startup può richiedere un mutuo di 120.000 euro, pari all’80% dell’investimento massimo possibile (150.000 euro).

✅Caso 2: Capitale Sociale più Apporto di Work for Equity (150.000 euro)

Nel secondo scenario, supponiamo che la startup abbia un capitale sociale iniziale di 30.000 euro e abbia anche ricevuto un apporto in work for equity pari a 150.000 euro. Questo apporto, una volta contabilizzato, può essere aggiunto al capitale sociale, determinando un capitale netto complessivo pari a 180.000 euro (30.000 euro di capitale sociale iniziale + 150.000 euro di aumento di capitale da work for equity).

Il calcolo dell’investimento massimo ora terrà conto di questo incremento del capitale netto:

Calcolo dell’investimento massimo:

▶️Capitale netto (incluso work for equity): 30.000 euro + 150.000 euro = 180.000 euro

▶️Moltiplicatore: 5 volte

▶️Investimento massimo: 180.000 euro × 5 = 900.000 euro

In questo scenario, grazie all’apporto di work for equity, la startup può attrarre un investimento molto più consistente. La possibilità di richiedere un mutuo sarà quindi calcolata come l’80% dell’investimento massimo:

Calcolo del mutuo richiedibile:

Mutuo richiedibile: 900.000 euro × 80% = 720.000 euro

In questo caso, grazie al valore aggiunto offerto dal work for equity, la startup può richiedere un mutuo di 720.000 euro, molto superiore rispetto al caso precedente.

Questi calcoli evidenziano come l’apporto dei soci fondatori, attraverso il lavoro qualificato e il work for equity, possa migliorare la capacità della startup di attrarre investimenti e di accedere a finanziamenti bancari agevolati. Il lavoro immateriale dei soci, infatti, non solo aumenta il valore patrimoniale della startup, ma consente anche di accrescere le probabilità di ottenere credito.

Ovviamente, è importante ricordare che qualsiasi istituto bancario terrà conto della documentazione sostanziale relativa alla capacità di restituzione del mutuo, che dovrà essere giustificata da flussi di cassa futuri provenienti principalmente dalle vendite e dal reddito operativo della startup. Inoltre, la solidità finanziaria della società, inclusa l’assenza di perdite pregresse e il curriculum bancario dei soci, influenzerà la decisione finale sulla concessione del mutuo.

Il nuovo work for equity. Riflessioni conclusive

Il lavoro dei soci fondatori, riconosciuto come work for equity, ha un impatto significativo sulla valutazione premoney di una startup, incrementando il valore patrimoniale e riducendo la diluizione per i soci esistenti. Il capitale netto, insieme agli asset immateriali, è essenziale per determinare la solidità finanziaria dell’azienda, così come per accedere a mutui e finanziamenti esterni.

Nel contesto delle startup innovative, una gestione oculata del work for equity rappresenta un’opportunità strategica per attribuire valore ai soci fondatori e accrescere la competitività della startup. Con una corretta valorizzazione del lavoro e una solida base patrimoniale, le startup possono posizionarsi in modo favorevole nel mercato, attrarre investimenti e accedere al credito, favorendo il loro percorso di crescita e sviluppo.
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Nel prossimo articolo dello speciale introdurremo il tema dei Piani di Incentivazione.

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