Autore: Nicola Tracanella

Come cambiano le startup e le PMI. Il nuovo Startup Act parte I

Anche quest’anno proponiamo la nostra breve rassegna del caffè delle feste. Gli ultimi mesi del 2024 e in particolare, il mese di Dicembre, sono stati ricchi di novità che hanno ridefinito confini, limiti, e opportunità delle startup e pmi innovative, riscrivendo il cosiddetto Startup Act. Con questi spunti forniamo un breve quadro sulle novità normative

Aprire e creare una startup

Aprire e creare una startup. Guida avanzata e consigli pratici: le clausole evolute in statuto

Abbiamo ritenuto indispensabile questo speciale dedicandolo a tutti coloro che prima di essere “startupper” sono imprenditori, con una visione chiara e corretta di cosa significhi “fare impresa”, a cominciare dal porre le basi giuste con la redazione di un atto costitutivo ed uno statuto che siano evoluti, adeguati e realmente adatti ad una impresa innovativa. Insomma non un mero adempimento, “un fastidio” da liquidare a pochi euro. Oggi con il quarto contributo di Nicola Tracanella analizziamo alcune delle clausole che un vero Statuto Evoluto di una Startup dovrebbe prevedere in fase di aumento di capitale destinato a terzi

Aprire e creare una startup

Aprire e creare una startup. Guida avanzata e consigli pratici: l’aumento di capitale contestuale

Abbiamo ritenuto indispensabile questo speciale dedicandolo a tutti coloro che prima di essere “startupper” sono imprenditori, con una visione chiara e corretta di cosa significhi “fare impresa”, a cominciare dal porre le basi giuste con la redazione di un atto costitutivo ed uno statuto che siano evoluti, adeguati e realmente adatti ad una impresa innovativa. Insomma non un mero adempimento, “un fastidio” da liquidare a pochi euro. Oggi con il secondo contributo di Nicola Tracanella analizziamo una seconda peculiarità, un tema ancora poco conosciuto ma di grande impatto ovvero la possibilità di prevedere l’aumento di capitale già in fase di costituzione.

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Dal piano al capitale. L’investor kit: prepararsi a una raccolta di capitali

L’equity ha un pregio che le altre fonti non hanno: non genera debito e non va rimborsato. Chi entra nel capitale condivide il rischio d’impresa, non pretende una rata. Ma questo pregio ha un prezzo, ed è il più alto di tutti se l’impresa ha successo: chi investe acquisisce quote, quindi una parte dei profitti e del valore futuro, e diventa un socio con cui condividere le decisioni. In più, l’ingresso di un investitore fissa una valutazione: mette un prezzo sull’impresa in un momento in cui, spesso, sarebbe più conveniente aspettare. Per questo l’equity non è la fonte “gratuita” che a volte si immagina: è la più costosa proprio quando le cose vanno bene. Ha senso quando serve il salto — la crescita che il debito, con il suo obbligo di rimborso, non potrebbe sostenere — e quando l’impresa ha una storia da raccontare che giustifica una valutazione. Sugli assi che seguiamo dall’articolo scorso: accesso selettivo, tempi lunghi, e sul rischio/opportunità nessun rimborso ma diluizione permanente

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