Autore: Nicola Vernaglione

Le fonti per finanziare la startup. La rendicontazione del bando

La rendicontazione si fonda su una logica che la PA applica in modo costante: ogni spesa deve essere documentata, numerica, temporale e tecnicamente coerente con il progetto approvato. Questo significa che esiste una corrispondenza esatta tra fattura, contratto, pagamento ed estratto conto; che la spesa rientra nei tempi previsti dal bando e dalla determina; che è pertinente alla macrovoce autorizzata; e che la descrizione del bene o del servizio corrisponde a quanto dichiarato nella domanda. La qualità della rendicontazione non sta nella quantità di documenti raccolti, ma nella capacità dell’impresa di offrire un quadro lineare, ricostruibile e coerente con il progetto finanziato.

Le fonti per finanziare la startup. Il progetto di qualità

Nel mondo della finanza agevolata, la differenza tra una domanda “ammissibile” e una “vincente” non si gioca solo sulla bontà dell’idea, ma sulla qualità della progettazione. Ogni candidatura è un racconto: da una parte, il bando rappresenta la narrazione delle priorità pubbliche; dall’altra, l’impresa racconta la propria strategia di sviluppo.
Il successo nasce quando le due storie si incontrano — quando l’impresa dimostra di capire il bando e di saper narrare il progetto con rigore, chiarezza e consapevolezza.
In questo equilibrio, entrano in gioco quattro criteri chiave che i valutatori — anche implicitamente — applicano a ogni domanda: pertinenza, congruità, coerenza e completezza.
Sono le fondamenta della qualità progettuale, la misura con cui un’idea diventa finanziabile.

Creare la startup. L’importanza strategica e operativa dell’oggetto sociale

L’oggetto sociale non è una formula accessoria da copiare e incollare nello statuto: è il perimetro giuridico-operativo in cui la società può muoversi, lo strumento con cui il fondatore dichiara (a mercato, investitori e PA) che cosa farà—e che cosa non farà—l’impresa. Per le startup innovative, poi, l’oggetto sociale pesa ancora di più: da esso dipendono l’accesso alla sezione speciale del Registro delle Imprese, la permanenza nel regime agevolativo e, non di rado, la possibilità di candidarsi a misure di finanziamento che esigono coerenza tra attività dichiarate e progettualità proposta

Creare la startup. I mesi ideali per costituire

Abbiamo ritenuto indispensabile questo speciale dedicandolo a tutti coloro che prima di essere “startupper” sono imprenditori, con una visione chiara e corretta di cosa significhi “fare impresa”, a cominciare dal porre le basi giuste con la redazione di un atto costitutivo ed uno statuto che siano evoluti, adeguati e realmente adatti ad una impresa innovativa. Insomma non un mero adempimento, “un fastidio” da liquidare a pochi euro. Oggi con il primo contributo di Nicola Vernaglione analizziamo una prima peculiarità ovvero quanto sia importante il momento (il mese) nel quale costituire e quali siano gli impatti ed i vantaggi.

Il Caffè dell’estate. Lo spin-off innovativo della PMI

Lo spin-off innovativo è una efficace strategia per formalizzare e valorizzare in modo strutturato l’innovazione già presente all’interno delle PMI. L’idea di fondo è semplice ma potente: creare una nuova impresa, autonoma sotto il profilo giuridico e contabile, partecipata dalla PMI madre, nella quale trasferire un’unità di business o un progetto ad alto contenuto innovativo. In questo modo, l’attività che prima era un centro di sperimentazione interna diventa un soggetto imprenditoriale autonomo, in grado di dialogare con investitori, partecipare a bandi dedicati, ottenere finanziamenti agevolati e misurarsi sul mercato con strumenti specifici

Il caffè dell’estate. Il business model plan® per pianificare come mantenere la promessa

Nel percorso di costruzione di un’impresa solida e competitiva, la pianificazione strategica svolge un ruolo fondamentale. In particolare, nella redazione del Business Plan, dopo aver definito l’identità dell’impresa attraverso la Unique Value Proposition (UVP) e la Unique Selling Proposition (USP), è essenziale progettare un sistema di processi coerente che permetta di mantenere le promesse fatte al mercato. Solo in questo modo è possibile sviluppare un sistema d’offerta capace di generare valore, consolidare la fiducia dei clienti e garantire sostenibilità nel lungo periodo.

Il caffè dell’estate. Il metodo business model plan® per consentire la promessa

Nel contesto dell’impresa moderna, la capacità di mantenere le promesse dichiarate nel modello di business costituisce un indicatore critico di sostenibilità e coerenza strategica. Dichiarare un valore distintivo, senza disporre di risorse e processi idonei a supportarlo, conduce inevitabilmente a un disallineamento tra aspettativa e realtà operativa, minando la fiducia del cliente e la reputazione del brand. Questo principio si concretizza, nella pratica manageriale, attraverso il collegamento metodico tra Business Model Canvas, Business Plan e pianificazione operativa.

Il Caffè dell’estate. Il business model plan® e la creazione della promessa

Il successo di un’impresa non dipende semplicemente dalla qualità (tecnica) dei suoi prodotti o servizi, ma dalla sua capacità di creare valore (qualità percepita) per i propri clienti. Senza una chiara focalizzazione sulla generazione di valore, qualsiasi promessa fatta dall’azienda rischia di diventare insostenibile, erodendo nel tempo la fiducia del mercato. Il valore percepito è il vero motore della competitività e rappresenta l’elemento centrale attorno a cui ruotano le strategie aziendali. Fare promesse: questo aspetto è collegato ai blocchi della Proposta di Valore e dei Segmenti di Clientela. Significa definire con precisione cosa si offre, a chi e perché il cliente dovrebbe scegliere quell’offerta rispetto alla concorrenza. Una promessa efficace deve essere chiara, rilevante e distintiva, rispondendo ai bisogni specifici del mercato.

Nasce Creazioneimpresa Bandi, lo spin-off di Creazioneimpresa dedicato ai bandi per startup

L’11 agosto ha visto la nascita di Creazioimpresa Bandi, il nuovo spin-off di Creazioneimpresa interamente focalizzato sul supporto alle startup nell’accesso alla finanza agevolata.

Un progetto maturato dopo otto mesi di incubazione e inizialmente avviato come Business Unit sperimentale, che oggi prende vita come realtà autonoma con una missione chiara: garantire un’assistenza costante, mirata e professionale alle imprese innovative che desiderano cogliere le opportunità offerte dai bandi pubblici

Il caffè dell’estate. Il caso del drag-along e la decadenza dalle detrazioni nelle startup innovative

📌 Agevolazioni e drag along cosa cambia?

L’introduzione della previsione “salvi i casi indipendenti dalla volontà del contribuente” dovrebbe disinnescare casi appunto come quello rappresentato nell’interpello, in cui l’investitore sia stato “forzosamente” obbligato a cedere le proprie partecipazioni (durante l’holding period).
Utilizziamo come spesso accade il condizionale in quanto trattandosi della modifica di una norma fiscale c’è tutto il margine possibile di diverse interpretazioni da parte dell’Amministrazione finanziaria.
Ad esempio, un’obiezione che potrebbe essere posta in via interpretativa, seguirebbe il ragionamento sviluppato nell’ambito dell’interpello: la volontà del contribuente si è manifestata illo tempore accettando di entrare nella compagine sociale della startup e di conseguenza le norme che la governano disciplinate nello statuto.
Altro aspetto che ci sfugge è la ragione per cui la Legge 193/2024 abbia modificato solamente l’articolo 29bis del DL 179/2012 (quello delle agevolazioni in regime de minimis) e non anche l’articolo 29, relativo a quelle ordinarie creando una evidente disparità tra gli investitori.
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I progettesti e docenti del Master IPSOA “Startup Specialist”

BasicPlan. Il business plan per la banca

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Dal piano al capitale. L’investor kit: prepararsi a una raccolta di capitali

L’equity ha un pregio che le altre fonti non hanno: non genera debito e non va rimborsato. Chi entra nel capitale condivide il rischio d’impresa, non pretende una rata. Ma questo pregio ha un prezzo, ed è il più alto di tutti se l’impresa ha successo: chi investe acquisisce quote, quindi una parte dei profitti e del valore futuro, e diventa un socio con cui condividere le decisioni. In più, l’ingresso di un investitore fissa una valutazione: mette un prezzo sull’impresa in un momento in cui, spesso, sarebbe più conveniente aspettare. Per questo l’equity non è la fonte “gratuita” che a volte si immagina: è la più costosa proprio quando le cose vanno bene. Ha senso quando serve il salto — la crescita che il debito, con il suo obbligo di rimborso, non potrebbe sostenere — e quando l’impresa ha una storia da raccontare che giustifica una valutazione. Sugli assi che seguiamo dall’articolo scorso: accesso selettivo, tempi lunghi, e sul rischio/opportunità nessun rimborso ma diluizione permanente

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