Categoria: business plan

Il business plan per ottenere fondi. I costi di struttura

Nella settima tappa del nostro approfondimento sullo sviluppo del Business Model Plan®, affrontiamo una delle componenti più tecniche e decisive del piano: la pianificazione operativa, concentrandoci in particolare sulla definizione degli investimenti in marketing, sull’identificazione dei costi diretti di prodotto/servizio, sul calcolo del costo del venduto e sull’analisi del margine di contribuzione

Il business plan per ottenere fondi. I costi funzionali

Nella settima tappa del nostro approfondimento sullo sviluppo del Business Model Plan®, affrontiamo una delle componenti più tecniche e decisive del piano: la pianificazione operativa, concentrandoci in particolare sulla definizione degli investimenti in marketing, sull’identificazione dei costi diretti di prodotto/servizio, sul calcolo del costo del venduto e sull’analisi del margine di contribuzione

Il business plan per ottenere fondi. Definire prezzi e ricavi previsionali

Continuiamo il nostro sviluppo operativo del business plan ed in particolare completiamo la definizione del Revenue Model e delle previsioni innestando la seconda variabile della funzione dei Ricavi: I prezzi. La definizione del prezzo dei nostri prodotti e servizi è una attività di natura strategica e operativa che quindi necessità di adeguati ragionamenti e approfondimenti.

Il business plan per ottenere fondi. USP e Revenue Model

Siamo nella fase operativa: il passaggio dal canvas alla pianificazione tecnica operativa, ovvero il processo che consiste nella redazione del cosiddetto PEF (Piano Economico e Finanziario). Ma in realtà, secondo il nostro modello Business Model Plan®, molto di più. Nell’approfondimento di oggi illustriamo lo step più importante e determinante: quello della definizione della USP e del revenue model

Il business plan per ottenere fondi. Mantenere la promessa

Nel percorso di costruzione di un’impresa solida e competitiva, la pianificazione strategica svolge un ruolo fondamentale. In particolare, nella redazione del Business Plan, dopo aver definito l’identità dell’impresa attraverso la Unique Value Proposition (UVP) e la Unique Selling Proposition (USP), è essenziale progettare un sistema di processi coerente che permetta di mantenere le promesse fatte al mercato. Solo in questo modo è possibile sviluppare un sistema d’offerta capace di generare valore, consolidare la fiducia dei clienti e garantire sostenibilità nel lungo periodo.

Il business plan per ottenere fondi. Consentire la promessa

Nel contesto dell’impresa moderna, la capacità di mantenere le promesse dichiarate nel modello di business costituisce un indicatore critico di sostenibilità e coerenza strategica. Dichiarare un valore distintivo, senza disporre di risorse e processi idonei a supportarlo, conduce inevitabilmente a un disallineamento tra aspettativa e realtà operativa, minando la fiducia del cliente e la reputazione del brand. Questo principio si concretizza, nella pratica manageriale, attraverso il collegamento metodico tra Business Model Canvas, Business Plan e pianificazione operativa.

Il business plan per ottenere fondi. Creare la promessa

Il successo di un’impresa non dipende semplicemente dalla qualità (tecnica) dei suoi prodotti o servizi, ma dalla sua capacità di creare valore (qualità percepita) per i propri clienti. Senza una chiara focalizzazione sulla generazione di valore, qualsiasi promessa fatta dall’azienda rischia di diventare insostenibile, erodendo nel tempo la fiducia del mercato. Il valore percepito è il vero motore della competitività e rappresenta l’elemento centrale attorno a cui ruotano le strategie aziendali. Fare promesse: questo aspetto è collegato ai blocchi della Proposta di Valore e dei Segmenti di Clientela. Significa definire con precisione cosa si offre, a chi e perché il cliente dovrebbe scegliere quell’offerta rispetto alla concorrenza. Una promessa efficace deve essere chiara, rilevante e distintiva, rispondendo ai bisogni specifici del mercato.

Il business plan per ottenere fondi. Il “business model plan”

Il passaggio da idea a business è un processo codificato, composto dal cluster di pianificazione basati su un “Fil Rouge“ di assunzioni, proiezioni e validazione. Un processo ingegnerizzato che mette in correlazione costante attività e risorse. Ecco questo è il significato del Business Model Plan. L’integrazione tra pianificazione ed execution; tra variabili qualitative e loro espressione numerica. E’ la necessaria integrazione tra Business Model e Business Plan

Presentarsi agli investitori in maniera efficace. I supporti per presentare il deal

La raccolta di capitali è una fase critica per una startup e richiede strumenti ben progettati per comunicare il valore dell’opportunità di investimento. Il pitch e l’investor deck sono i principali supporti utilizzati per coinvolgere gli investitori, integrati da una robusta analisi finanziaria con metriche come IRR, valutazioni premoney, ipotesi di exit e payback period. In questo articolo, ogni punto è arricchito da esempi pratici per chiarire l’approccio ottimale.

Presentarsi agli investitori in maniera efficace. Aumento di capitale, quote e premialità

Elemento essenziale dell’investor kit è la elaborazione e presentazione di un’offerta ben calibrata ed efficace agli investitori. Un corretto approccio deve tener conto di vari aspetti: modalità di raccolta (diretta o attraverso piattaforme); canali da utilizzare; lista dei referral; progetto da finanziare; possibilità di coinvolgimento degli investitori nel business; strategia di cap table. Tutti elementi che influenzeranno sia il “quantum”, (ovvero l’obiettivo di raccolta) che le modalità di attuazione, a cominciare dalla strutturazione di un adeguato aumento di capitale e di quote idonee a rappresentare i maniera adeguata interesse e potenziale degli investitori.

I progettesti e docenti del Master IPSOA “Startup Specialist”

BasicPlan. Il business plan per la banca

Scopri i nostri ultimi articoli

Dal piano al capitale. L’investor kit: prepararsi a una raccolta di capitali

L’equity ha un pregio che le altre fonti non hanno: non genera debito e non va rimborsato. Chi entra nel capitale condivide il rischio d’impresa, non pretende una rata. Ma questo pregio ha un prezzo, ed è il più alto di tutti se l’impresa ha successo: chi investe acquisisce quote, quindi una parte dei profitti e del valore futuro, e diventa un socio con cui condividere le decisioni. In più, l’ingresso di un investitore fissa una valutazione: mette un prezzo sull’impresa in un momento in cui, spesso, sarebbe più conveniente aspettare. Per questo l’equity non è la fonte “gratuita” che a volte si immagina: è la più costosa proprio quando le cose vanno bene. Ha senso quando serve il salto — la crescita che il debito, con il suo obbligo di rimborso, non potrebbe sostenere — e quando l’impresa ha una storia da raccontare che giustifica una valutazione. Sugli assi che seguiamo dall’articolo scorso: accesso selettivo, tempi lunghi, e sul rischio/opportunità nessun rimborso ma diluizione permanente

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