Come potevamo lasciarvi senza letture o riflessioni per le vacanze?
Per questo, nell’augurare a tutti un meritato periodo di riposo a conclusione “dell’anno lavorativo” vogliamo consolidare l’appuntamento iniziato lo scorso anno: un articolo di riflessione.
Quest’anno lo dedichiamo ai topics riassumendo 5 temi in vetta alle graduatorie dei “luoghi comuni” o “falsi miti!”
1) Non ho concorrenti (al primo posto un evergreen)
Pensare ad un nuovo business in genere o ad un business innovativo con l’illusione, anzi, la pretesa di non avere concorrenti è ovviamente un approccio non corretto e utopico.
Vale la pena ricordare, a fronte di una tale affermazione, che se non si hanno concorrenti significa che:
– quello che stiamo realizzando non interessa a nessuno;
– per il nostro prodotto o servizio non vi è sufficiente domanda.
Al contrario, un mercato dove vi sono concorrenti è sempre un mercato vitale, un mercato che ha potenziale e (si spera) un mercato in un settore in crescita.
2) Le banche non danno soldi alle startup (un grande suffragato)
Una constatazione. Solo in questi primi 7 mesi dell’anno grazie all’intervento del Fondo Nazionale di Garanzia per la misura dedicata, 3 startup nate e sviluppate in CreazioneImpresa hanno ottenuto erogazioni per circa 700K euro . E’ tanto? E’ poco? Decidetelo voi. Intanto è un fatto che smentisce il classico luogo comune che le banche non danno soldi alle startup.
Certo non è semplice, cioè non è che vai in banca, dici ho una startup e ti concedono un mutuo. Occorre presentarsi con un progetto ben strutturato e ben supportato da documentazione idonea e coerente (un business plan, prima di tutto); una società che nasce in maniera solida con capitale sociale “vero”; uno statuto elaborato ed una dimostrazione di “mezzi propri” attuali e futuri adeguata. Senza questi presupposti non solo non sarà possibile ottenere un mutuo, ma sarà molto difficile ottenere denaro da investitori in genere, tranne qualche piccolo, eventuale, premio da partecipazione a contest o gare. Ma fare lo startupper significa fare seriamente l’imprenditore non il sognatore!
Quindi l’investimento principale del quale tener conto in fase iniziale non è quello per ottenere il brevetto, realizzare il software o la piattaforma ma quello relativo alla realizzazione di strumenti e condizioni idonee ad ottenere capitali e sostenere lo sviluppo iniziale (inclusi gli investimenti citati)
3) La costituzione on line è un vantaggio che permette di risparmiare (un emergente che da soddisfazioni)
Giuste entrambe le affermazioni. Ma il risparmio non sempre va daccordo con la scelta migliore e in questo caso quasi mai. Intendiamoci, l’introduzione della possibilità di costituire online una startup e di poterne successivamente variare lo statuto è una ottima e importante evoluzione, ma si tratta sempre di un modello tipizzato. Tra l’altro le clausole previste (alcune molto evolute) necessitano comunque di interpretazione e di un accompagnamento professionale. Lo statuto é per definizione la manfestazione della volontà contrattuale attuale e futura dei soci, e prevedere una tipizzazione della volontà è al minimo un ossimoro.
4) La srl “a 1 euro” è un’ottima opportunità per avviare una startup (passato dalla terza alla quarta posizione nell’ultimo anno)
Certo. Se stiamo giocando. Ora vi faccio una domanda (che farebbero sia le banche che gli investitori). “Ma se voi ci mettete 1 euro come potete pretendere che altri rischino capitale sulla vostra impresa?“.
Siamo seri! Fare impresa significa essere imprenditori, intraprendere, rischiare in proprio per dimostrare che si crede prima di chiedere ad altri di credere nel nostro progetto e/o business.
5) Le SIAVS (Startup Innovative a Vocazione Sociale) devono essere imprese sociali (un emergente di nicchia)
In questo caso più che mito o luogo comune, si tratta di una gran confusione, alimentata, spesso, anche da guide o faq riportate nei siti web di alcune Camere di Commercio.
La SIAVS non richiede la preventiva iscrizione dell’impresa nella sezione speciale del registro delle imprese dedicata alle “imprese sociali” .
Il Ministero competente chiarisce che le finalità sociali di una SIAVS debbano sostanzialmente evincersi dallo Statuto e che queste possano essere trasversali, in uno o più campi tra i settori individuati. In particolare,é possibile costituire una SIAVS come Startup innovativa digitale (con codice ATECO J61) operando (trasversalmente) per le finalità dell’oggetto sociale su più settori tra quelli indicati dalla norma (decreto legislativo 24 marzo 2006, n. 15).
Certo, è possibile il contrario, ovvero che una impresa sociale decida di acquisire il requisito di SIAVS, ma questa è un’altra storia.
Adesso godetevi l’ombrellone e buone vacanze!