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Treasury Management. La leva del capitale di debito

Esiste un pregiudizio diffuso nell’ecosistema startup italiano: il debito bancario è per le aziende consolidate, non per quelle agli inizi. Chi non ha garanzie — né aziendali né personali di peso — chi non ha un track record, chi non ha bilanci con utili — non può accedere al credito bancario. Questa convinzione è comprensibile, ma è sbagliata. Ed è spesso costosa, perché porta i founder a ricorrere esclusivamente all’equity — diluendosi più del necessario — o ad autofinanziarsi con risorse personali, quando esistono strumenti pubblici progettati appositamente per abbattere queste barriere

Treasury Management. La gestione delle fonti

Quanta liquidità ha davvero la startup, e da dove viene?
La risposta a questa domanda non è mai semplice come sembra. Le startup che operano da qualche mese raramente hanno un’unica fonte di cassa. Hanno fonti multiple — equity versato dai soci, linee di credito bancarie, contributi pubblici deliberati ma non ancora erogati, anticipi di clienti, prestiti soci — ognuna con le proprie caratteristiche temporali, i propri vincoli di utilizzo e i propri rischi di ritardo o di mancato incasso.
Trattare queste fonti come compartimenti separati è uno degli errori più comuni e più costosi nella gestione finanziaria delle imprese innovative. In questo articolo analizziamo come costruire una visione aggregata e coordinata del capitale disponibile, distinguendo le tre grandi categorie di fonti e comprendendo come ognuna interagisce con il modello di tesoreria operativa.

Treasury Management. Il Modello 13-week

La maggior parte delle imprese (non solo startup) gestisce la liquidità attraverso uno strumento di proiezione mensile: entrate previste per il mese, uscite previste per il mese, saldo risultante. Questo approccio ha due limiti strutturali che lo rendono inadeguato come strumento di controllo operativo.
Il primo limite è la granularità temporale. Il mese è un’unità troppo lunga per intercettare criticità di breve periodo. Una startup può chiudere un mese con un saldo positivo e trovarsi tecnicamente illiquida per dieci giorni nel mezzo di quel mese — per esempio tra il pagamento degli stipendi (il 27) e l’incasso di una fattura rilevante (il 5 del mese successivo). Il forecast mensile non mostra questo gap: lo nasconde dentro una media.
Il secondo limite è la staticità. Un forecast mensile viene di solito aggiornato una volta al mese, spesso a consuntivo. Questo significa che un problema di liquidità che emerge a metà mese viene rilevato a fine mese, quando le opzioni di intervento si sono già ridotte drasticamente. Nella gestione della tesoreria, il timing dell’informazione è tutto.
Il 13-Week Cash Forecast risolve entrambi i problemi: lavora su base settimanale, si aggiorna ogni due settimane e forza il management a ragionare su dati ravvicinati, non su proiezioni aggregate.

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