Caro Commercialista, ti scrivo…

di Nicola Vernaglione

oggi usciamo dallo schema abituale di argomenti (solo apparentemente) trattati, affrontando un tema che speriamo possa trovare seguito in un’ottica di revisione e riforma delle professioni “ordinistiche”. Ovviamente, per vicinanza, l’articolo è centrato sui Dottori Commercialisti, ma potrebbe essere applicato ad altre professioni “in sofferenza”. Apparentemente, quello che leggerai potrebbe interessare solo i diretti interessati, ma può e deve essere anche uno spunto di riflessione per chi per necessità o lavoro si interfaccia con un Commercialista.

Qualche mese fa è apparsa (a Milano) una pubblicità di un portale di ricerca servizi, che a proposito della ricerca di un Commercialista (raffigurato con l’immagine di un gufo!) riportava: “Il tuo commercialista è un gufo? Cercane uno su xxxx”.

Giustamente e opportunamente, l’Ordine di Milano è intervenuto per stigmatizzare e diffidare la società emittente ottenendo l’immediato ritiro della pubblicità. Ottimo.

Il problema di base però resta.

Se la professione del commercialista, viene vista al pari di quella di un idraulico o imbianchino (con ogni rispetto per le categorie) e quindi “targettizzato” per essere inserito in un portale di migliori offerte (occhio, basate su preventivi e prezzi bassi!) un problema esiste e non ci si può bendare gli occhi.

Se il commercialista viene raffigurato come un “gufo”, un fondo di verità esiste. Provate ad ascoltare i discorsi degli imprenditori al bar, per strada, in metro e vi renderete conto che il Commercialista è diventato la longa manus (nemmeno troppo tutelata)  del fisco centrale, del fisco locale, della previdenza, e quindi vissuto in tal modo: “oggi devo andare dal mio commercialista, chissà quanto dovrò pagare…”; “il mio commercialista mi ha comunicato le liquidazioni, porca miseria, è un salasso..”, e via così. Al massimo e al meglio, la figura viene vista come “smart” quando cerca di aiutare a ridurre il carico fiscale con chi sa quali alchimie (attese e sperate).

E’ ovvio quindi che qualcosa non va. Perché al momento l’equazione e l’immediata associazione di idee (posizionamento, in termini di marketing) è: Commercialista = Tasse.

E questo è un punto.

L’altra ferita aperta è l’assurdità di alcune regole, alle quali i Commercialisti devono attenersi per poter essere iscritti all’Ordine quali: obblighi formativi, deontologia professionale, divieto di pubblicità, ecc… ecc., quando nella realtà del mercato la concorrenza è agguerrita, non sempre leale, libera e basata sul prezzo, perché la fungibilità (uno vale l’altro) è elevatissima, ed il valore percepito bassissimo.

Ripensare l’Ordine e gli obblighi

E’ evidente che l’Ordine deve intervenire per porre rimedio, a cominciare da una opportuna e massiccia campagna di sensibilizzazione sul ruolo e compiti del commercialista (soprattutto in materia di consulenza), e su quello che può fare per diventare un fattore di sviluppo aziendale.

Rivedere i crediti formativi.

Mi domando a cosa servono se non creano la differenza nei clienti? A poco o nulla. Di fatto si trasformano in un altro onere (tra i tanti) da rispettare.

Al tempo del 2.0 o 4.0 non si può credere che l’aggiornamento professionale possa provenire soltanto dalla partecipazione a un corso e/o seminario (obbligatorio o no), a un master a pagamento, o altro. Oggi ci sia aggiorna molto dal web, magari consultando  e studiando leggi, pareri, ecc., acquistando testi specifici, applicandosi, confrontandosi con colleghi e altri professionisti (Avvocati, Giurisiti, Notai, ecc.) . Quindi va trovata una soluzione perchè chi esercita una professione, se vuol bene a se stesso ed ai suoi clienti, studia, si aggiorna e si applica in continuazione senza la necessità o l’obbligo mi mettere i “punticini sulla tesserina”.

Creare specializzazioni e sottoalbi.

L’albo dei revisori esiste già, ma la professione si è evoluta ed occorre creare altri sottoalbi e specializzazioni lasciando la libertà di iscriversi a uno o più, magari traendo spunto dalle commissioni di studio. Questo implicherebbe, una adeguata pubblicità della specializzazione, la focalizzazione sulla professionalità, non essere più un gufo.

In origine determinerebbe anche una riforma dei tirocini e del relativo esame per l’iscrizione all’Albo.

Tutela lobbistica.

In seguito alla creazione di specializzazioni, l’Ordine deve intervenire in maniera pesante e lobbistica (nella accezione positiva del termine) per assumere competenze specialistiche esclusive, visto che già la presentazione della dichiarazione dei redditi e la consulenza fiscale è andata a “carte quarantotto”.

Ad esempio. Il business plan, per dirne una. Creare una specializzazione è fondamentale. Oggi lo fa chiunque (anche il giornalaio sotto casa mia, diplomato in ragioneria,…. è un fatto vero).

Le banche, gli investitori, le amministrazioni pubbliche deputate alla gestione di bandi, devono accettare business plan certificati (magari con firma digitale) solo da commercialisti abilitati a farlo.

Oggi leggo di bandi dove viene dato un punteggio di maggiorazione per business plan che abbiano un endorsement di banche, associazioni di categoria, Camera di Commercio, ecc. quindi questo significa, di fatto, che in materia,  ne capiscono più dei commercialisti.

Comprendete la gravità e l’assurdità della situazione?

Buon lavoro a tutti!

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