Work for equity. Un concetto ed uno strumento che negli ultimi tempi va molto di moda anche solo citare. Citazioni che però, diciamocelo, a volte sono più mirate ad affascinare l’interlocutore che a trasferire il reale (complesso) contenuto di questa forma di “conferimento in equity”. Strumento di  eccezionale potenza ma irto di trappole di natura contabile, giuridica e fiscale,  nelle quali è molto facile cadere se non si sa bene quello che si sta facendo.

Work for equity un breve richiamo

Abbiamo già e ampiamente trattato l’argomento WFE, e se lo facciamo ancora è perché continuiamo a notare e sottolineare una certa confusione sia nell’inquadramento che nel suo utilizzo.

Come noto   il principale utilizzo del work for equity da parte delle startup è spesso confinato  al solo accesso a prestazioni professionali qualificate quale mero (e indiscriminato) surrogato alla carenza di liquidità tipica delle imprese meno strutturate e dimenticando che la vera essenza del WFE è quella di poter: 1) capitalizzare l’apporto quasi sempre gratuito dei soci fondatori; 2) Coinvolgere  i partner chiave, nella crescita della startup.

 Work for equity e conferimento del credito

Il sostanza il WFE si concretizza con un aumento di capitale sociale a pagamento. Tecnicamente si tratta  di un conferimento,  del credito maturato nei confronti della startup per l’opera o i servizi resi, ovvero – più precisamente –mediante la compensazione di tale credito con il debito assunto in seguito alla sottoscrizione del predetto aumento.

Tale operazione, si differenza del conferimento di opera e servizi.

Diversamente dal conferimento di credito, la compensazione in sede di aumento del capitale sociale, è bene specificarlo, non è espressamente disciplinata dalla legge, ma è ritenuta ormai generalmente ammissibile: la dottrina maggioritaria e la giurisprudenza di legittimità (si veda per tutte Cass., 19 marzo 2009, n. 6711, in Notariato, 2011, 519) sono favorevoli alla sua ammissibilità. Tale posizione è stata di recente confermata da una sentenza del Tribunale delle Imprese di Roma (Trib. Roma, 6 febbraio 2017, in Giur. it., 2017, 1139) e anche i  Consigli notarilivi hanno pienamente aderito.

In relazione a questo schema diwork for equity, la principale criticità è la necessità o meno della relazione giurata di stima  che attesti il valore del credito da compensare.

La questione è dibattuta, ma sembra che, alla luce degli orientamenti dottrinali e giurisprudenziali che si sono formati sul tema ben prima dell’introduzione della disciplina del  work for equity, vi siano argomenti per sostenere che, nel caso di aumento di capitale mediante compensazione per l’esecuzione di schemi di work for equity,  la perizia non sia necessaria.

Perizia Si

I sostenitori della necessarietà di una relazione giurata di stima che attesti il  valore del credito da compensare con il debito da conferimento, fondano le proprie ragioni sull’applicazione analogica della disciplina del conferimento di credito verso terzi  e sulla asserita necessità di evitare comportamenti elusivi della disciplina sui conferimenti in natura.

Perizia No

Altra dottrina ha però elaborato diversi  argomenti contrari a tali posizioni.

Secondo tale secondo orientamento, la compensazione sarebbe, innanzitutto,una fattispecie diversa e non assimilabile a quella del conferimento del credito.

Nel  conferimento di credito, il credito è vantato verso un terzo e le questioni principali sono quindi la consistenza del credito e la solvibilità del terzo. Nel caso della compensazione, vista la sua natura satisfattoria, si può invece sostenere che la fattispecie sia piuttosto equiparabile al conferimento in denaro. Si veda sul punto Cass. 24 Aprile 1998 n. 4236 (in Foro. It., 1998, I, 2892): “si può seriamente dubitare della configurazione di un conferimento di credito, perché questo si estingue nel momento stesso in cui forma oggetto di compensazione, la Corte di merito ne ha tratto la logica conclusione che non occorre la stima del credito medesimo verso la società. La correttezza dell’affermazione risiede nella considerazione che, a differenza dall’ipotesi di conferimento del credito (in cui la valutazione del grado di sua realizzabilità e di solvibilità del debitore ceduto assume funzione centrale), nella compensazione tale esigenza non ricorre, atteso che, per effetto di essa, il sottoscrittore dell’aumento di capitale è liberato dalla sua obbligazione pecuniaria nello stesso momento in cui la società è, a sua volta, liberata dal proprio debito.”

Nel caso della compensazione, il credito non è verso un terzo, ma verso la società stessa, e se il debito della società verso il socio è già stato iscritto in bilancio, esso è stato valutato a suo tempo nei modi di legge e non abbisogna di un’ulteriore stima. Considerato poi che la compensazione determina un’estinzione del debito della società in misura equivalente al credito conferito, essa parrebbe avere valenza unicamente contabile. In tal senso, si è espressa la Corte d’appello di Roma con sentenza del 3 settembre 2002 (in Società, 1/2003, 41), dove viene ribadita “la legittimità del conferimento attuato mediante compensazione tra il relativo debito del socio ed un suo controcredito verso la società; dal momento che dalla compensazione non scaturisce alcun pregiudizio né per la società né per i creditori. Aumenta, infatti, il capitale di rischio senza alterazione del necessario rapporto col patrimonio. Né sussiste necessità della stima del credito ex artt. 2440 e 2342 c.c., prevista solo per la diversa fattispecie del conferimento mediante cessione del credito del socio verso terzi (Cass. 24 aprile 1998, n. 4236; Cass. 5 febbraio 1996, n. 93).”

Ecco perché, per noi è No

Alla luce di queste considerazioni,  è palese, nell’ambito del  work for equity, in caso di sottoscrizione dell’aumento di capitale mediante compensazione del credito vantato per l’opera o i servizi resi a una startup, che la perizia non serva, soprattutto quando il debito in questione è già stato iscritto a bilancio, regolarmente approvato.

It's only fair to share...Email this to someoneShare on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterShare on LinkedInPrint this page

Leggi altri articoli nelle stesse categorie:

Creazione Impresa
Se condividi questo articolo contribuisci alla diffusione della conoscenza e della libera informazione, quindi trasferisci valore. Il valore è una forma di ricchezza, quello della conoscenza e dell’informazione se sono liberi e democratici contribuiscono all’arricchimento di tutti
Nicola Vernaglione – Head Manager