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Avviare una startup, senza licenziarsi. 7 risposte

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Avviare una startup. Pensare di avviare una startup senza lasciare subito il lavoro. E’ possibile? Quando e come è opportuno farlo? Sono queste le domande che abbiamo rivolto ad Alessio Boceda (Startup Geeks) affrontandole come sempre in maniera pratica ovvero partendo dalla sua esperienza personale.

Lasciare un lavoro dipendente per avviare una startup è un’idea che sta diventando sempre più diffusa soprattutto nel post lock-down, ma non è un percorso semplice. Occorre affrontare le normali ansie di un cambio di vita radicale preparandosi a importanti sacrifici prima di raccogliere i frutti.

Nel caffè di oggi riassumiamo le 7 risposte salienti dell’intervista del 26 Maggio.

Guarda il video integrale dell’intervista

Avviare una startup. 1. Cosa blocca le persone nel lasciare il lavoro prima per lanciare il proprio progetto ?

Il primo fra tutti sia tra i giovani che tra chi ha famiglia, è evidentemente quello economico. Pensare di abbandonare la comfort zone dello stipendio a fine mese, sempre certo, per passare all’incertezza dell’autoimprenditorialità è ovviamente una scelta complessa, soprattutto quando non si può contare su “reti di protezione” e quando si deve fare i conti con impegni mensili fissi e certi (mutuo, affitto, ecc.). Ma accanto a questo ci sono altri fattori non meno importanti. Ad esempio il cambio di modalità e orari di lavoro; la necessità di autogestirsi. Non banali sono anche i condizionamenti sociali, ovvero la paura di essere giudicati in caso di insuccesso. Poi vi sono altre paure ed ansie legate al tema delle competenze specifiche. Per i più giovani la mancanza di un background di studi specifico nella guida d’impresa. Per i meno giovani anche con un background di middle management la mancanza di una visione complessiva delle dinamiche di avvio e lancio di una startup.

Occorre infine considerare aspetti “più soft” ma altrettanto importanti come le rinunce: al tempo libero, alle vacanze; alle ferie, ecc.

Insomma è necessario un cambio di cosiddetto mindset dove l’autodisciplina e la focalizzazione sono elementi portanti del processo.

Avviare una startup. 2. Come gestire l’aspetto economico

Ovviamente l’aspetto economico, o meglio finanziario, è il fattore che genera maggiori ansie, e prima di avviare e  di lasciare il lavoro è necessario predisporre un piano ben preciso a cominciare dal valutare quanto mi serve e quanto devo aver messo da parte.  La prima importante considerazione è quella di tener conto che per minimo un anno (ma meglio dire 18 mesi) non si potrà contare su nessuna entrata, su nessuno stipendio. Quindi occorre necessariamente cambiare o adattare lo stile di vita personale e familiare e mettere a punto una gestione (anche previsionale) di tutte le uscite mensili: fisse e certe; variabili e incerte, inclusi eventuali imprevisti. Ovviamente il tutto al netto di quanto possa aver messo da parte o dell’entità (se nelle condizioni) della cosiddetta “liquidazione” ricevuta a termine del rapporto di lavoro.
Avviare una startup 3. Quali sono le “trappole” dell’aspetto economico?

La principale trappola è quella della necessità di procurarsi entrate necessarie a “resistere” per tutto il tempo necessario al progetto affinché si producano i primi ricavi e quindi le prime entrate e farlo snaturando il progetto originario per vendere. Ecco questo è un percorso dal quale è impossibile tornare indietro e che condiziona, irrimediabilmente il successo del progetto originario. L’altra trappola è quella di chiedere, prima che siano maturate le condizioni minime, un prestito: aggiungeremmo un altro impegno mensile senza sapere quando vi possano essere entrate almeno sufficienti a pagare le rate. In questo senso una possibile soluzione può essere quella di aprire una “partita iva temporanea” anche forfettaria, per ridurre i costi iniziali e sperimentare la possibilità di generare entrate che però non distraggano dalla visione complessiva.

Avviare una startup. 4.Esistono metodi per accorciare i tempi di attesa dei primi ricavi?

Si, e nell’insieme si chiamano “validazione del progetto“. Significa arrivare il più presto possibile a comprendere se l’idea di base può funzionare ovvero può avere clienti paganti. E’ un insieme di attività e strumenti che vanno concepiti e utilizzati in maniera precisa e scientifica nel più breve tempo possibile. Più presto si arriva alla validazione prima si saprà se conviene continuare o meno, senza sperperare (se la cosa non funziona) eccessive risorse. Inoltre arrivare al test il più presto possibile significa anche avere le giuste metriche per trovare altri componenti del team e finanziatori, di qualsiasi tipologia.

Avviare una startup 5. Quindi quando ha senso licenziarsi?

Innanzitutto dopo aver fatto le riflessioni riportate ai punti precedenti. Poi aver messo insieme alcune metriche significative che mi possano far comprendere che “la cosa funziona” e, alla base, aver studiato il mercato, i clienti, il settore.

Riguardo alle metriche ad esempio possono essere significativi i preordini, le liste di attesa, gli iscritti ad un blog, prima delle prime effettive vendite.

Altra cosa importante è che queste metriche abbiamo una crescita costante e geometrica.

Un altro aspetto importante è anche il costo del contatto.

Poi vengono le metriche che riguardano gli investitori che richiedono sempre la dedizione totale al progetto e saranno quelli che chiederanno di lasciare il lavoro.

Ovviamente agli investitori occorre anche presentare le metriche di traction; la completezza e competenza del team;  il timing ovvero la capacità di arrivare subito al mercato avendo constatato che vi sia un mercato ricettivo e sufficientemente grande. Presentare un piano “veloce” è fondamentale per anticipare la nascita di nuovi concorrenti o l’ampliamento di business di imprese già esistenti, soprattutto laddove non esistono barriere particolarmente alte o complesse.

Avviare una startup. 6. Ma dove trovo investitori e team?

Ecco uno dei cambi di paradigma necessari riguarda il networking, l’apertura allo scambio, le relazioni.

La startup chiusa in garage a sviluppare ormai è una immagine del passato. Oggi grazie anche allo sviluppo di comunità fisiche e soprattutto, digitali, si ha la possibilità di raccontare il progetto, di raccogliere opinioni, di ascoltare critiche e suggerimenti per migliorare. Tutto questo è fondamentale.

Non si deve aver paura di raccontare il proprio progetto perchè, se esso è autentico, non sarà mai possibile produrne una copia altrettanto efficace. Raccontare il progetto  permette di suscitare l’interesse e quindi di trovare investitori e componenti del team.

Avviare una startup. 7. Come raccolgo effettivamente i capitali? cosa mi serve?

Prima di tutto ricordiamo che è necessario  aver definito e validato il business model, proprio con quelle metriche di cui abbiamo parlato precedentemente. Con le metriche è possibile costruire i documenti necessari a presentare il business e tra questi ovviamente il business plan (oltre agli altri supporti che compongono l’investor kit). Aver raccolto metriche o perlomeno, aver delineato e minimamente validato il modello di business rende per proiezioni (previsioni) del business plan maggiormente attendibili, sia per noi che per gli investitori.

Riguardo invece all’applicazione di un possibile iter virtuoso di raccolta capitali occorre sempre, inizialmente (soprattutto a titolo dimostrativo) metterci del proprio, in termini di soldi e tempo. Lo step successivo può essere quello di raccogliere in “family e friends” i capitale necessario ad accelerare la crescita e generare i primi ricavi. Con i numeri giusti si può poi pensare al capitale di debito (il mutuo garantito dallo Stato) che mi permette di crescere ulteriormente prima di presentarmi ad un equity crowdfunding o a investitori professionali.

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