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IL FOOD DELIVERY. LA NOSTRA (AUSPICATA) VERSIONE BENEFIT

Benefit (#We Are).

Creazioneimpresa è giunta alla conclusione del primo anno di attività e – come per ogni società benefit – si avvicina il momento di predisporre la relazione di impatto da allegare al bilancio e da pubblicare sul sito internet.

I lavori preparatori della relazione sono stati l’occasione per una riflessione sulla nostra attività e sugli obiettivi per il prossimo anno, che peraltro devono essere inclusi obbligatoriamente nella relazione di impatto.

Ci siamo chiesti in particolare come dare maggiore enfasi a due affermazioni del nostro manifesto, nel quale assicuriamo di non voler prestare i nostri servizi a realtà che:

-fondino il proprio business e profitto sulle difficoltà delle imprese e delle persone;

-fondino il proprio business su una filiera che preveda lo sfruttamento di manodopera minorile e/o non garantisca condizioni di lavoro eque e sane.

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Food delivery.  Così è sostenibile?

Nei mesi faticosamente trascorsi tra un lockdown ed una zona rossa, (costretti a gustare nelle mura domestiche piatti nostrani e specialità esotiche che prima ordinavamo al tavolo di un ristorante) molti di noi hanno spesso fruito della consegna a domicilio.  La domanda che oggi ci poniamo è se nelle indicazioni del nostro manifesto, tra le attività “socialmente insostenibili” siano da includere le organizzazioni che si avvalgono di riders per le consegne a domicilio, ovviamente qualora non siano loro assicurate tutte le tutele previste dalla normativa sul lavoro.

Food delivery. Le ultime clamorose decisioni

L’argomento non è nuovo, ne siamo consapevoli. Ha fatto scalpore, nel mese di ottobre, la Sentenza che ha condannato Uber Italy per caporalato, proprio a causa delle condizioni non sostenibili con cui trattava i propri lavoratori delle consegne. Per completezza, occorre aggiungere che Uber ha recentemente approvato il “Protocollo in materia di salute e sicurezza sul lavoro a tutela dei rider, che nelle intenzioni dell’azienda dovrebbe farla
diventare un punto di riferimento nella tutela di questa categoria di lavoratori. Speriamo che il buon giorno si veda, se non dal mattino, almeno all’ora di pranzo (per restare in tema).

Food delivery. Svolte virtuose

Recentemente, i maggiori Sindacati hanno richiesto al CNEL ed al Ministero del Lavoro l’estensione ai riders le tutele previste dal contratto nazionale della logistica (orario minimo di lavoro, paga base, ferie, TFR, periodi di malattia ecc…). A novembre una circolare del Ministero del Lavoro ha sancito l’irregolarità della consuetudine di prevedere paghe variabili in funzione del numero di consegne; i riders non possono quindi essere pagati solo “a cottimo”, ma devono poter usufruire di una paga base fissa ed – eventualmente – di una retribuzione variabile. In precedenza, Just Eat aveva annunciato la propria intenzione di assumere i propri riders in qualità di lavoratori dipendenti, sul modello già utilizzato dal Gruppo in altri Paesi, naturalmente con benefici effetti, oltre che per i lavoratori, anche per l’azienda sul piano reputazionale.

Food delivery. Svolte opinabili

Tuttavia, c’è ancora molta strada da fare; infatti, nelle ultime settimane il Tribunale di Firenze, nell’ambito di una controversia che vede coinvolta Deliveroo, ha escluso che i riders possano essere assimilati ai lavoratori dipendenti, considerandoli invece lavoratori autonomi. Sostengono quindi i Giudici fiorentini che i riders potrebbero liberamente decidere se e quando lavorare, senza essere in alcun modo subordinati al potere contrattuale del proprio committente (rectius: datore di lavoro). Oltre le ovvie implicazioni fiscali e contributive di questa scelta, sono le conseguenze sociali su queste persone che destano preoccupazione; si sa, le sentenze vanno rispettate, ma devono anche essere censurate quando costituiscono – opinione di chi scrive – un passo indietro in un processo che sembrava avviato sulla buona strada.

Food delivery. Le nostre conclusioni

In conclusione, e rispetto alle nostre indicazioni nella relazione d’impatto prossima alla pubblicazione, vogliamo innanzitutto porre l’accento sul grande contributo sociale che “il food delivery” (ma non solo food) ha fornito in questo ultimo anno passato tra un lock down e l’altro e tra divieti, chiusure e limitazioni, contribuendo perlomeno a mantenere in vita un intero comparto (quello della ristorazione) che altrimenti avrebbe accusato
danni ancora maggiori rispetto a quelli già eviden
ti. Ciò però non ci esime dal richiedere una maggiore responsabilità sociale da parte di tutti. 

Suggerendo ai lettori di approfondire questi argomenti e di approcciare responsabilmente ed in modo sostenibile il mercato del food delivery, scegliendo le piattaforme più attente ai diritti sociali – anche i più elementari – dei propri riders e che magari abbiamo strutturato e/o aderito ad un qualche protocollo di sostenibilità.

Suggerendo tanto ai fruitori del servizio di delivery, quanto agli stessi operatori del delivery ed a quelli della ristorazione, di prevedere una modalità di tariffazione delle consegne con maggiorazioni del costo (a vantaggio dei rider) in base alle condizioni atmosferiche ed ai disagi di vario genere.  Un costo che riteniamo necessario e responsabile nell’ambito di una indispensabile e (auspichiamo) diffusa cultura della responsabilità sociale.

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