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Finanziare la startup. Costruire una strategia sostenibile

manuale startup

Finanziare la startup. Molto spesso ci capita (soprattutto con le startup in fase “idea” o “early stage”) nei primi incontri con neoimprenditori, di imbatterci in business plan redatti in maniera approssimativa (perché così viene loro detto o insegnato) privi di logiche di assunzione coerenti e pertinenti (ad esempio quelle della generazione dei ricavi) e ancor più grave privi di una strategia finanziaria coerente, congrua e sostenibile.

Con l’approfondimento di oggi, con il senso pratico e utile che ci contraddistingue, non vi parleremo di tutti i modi possibili di finanziare la startup (sul tema c’è già di tutto e di più) volendo piuttosto affrontare un tema quasi mai trattato: quello di come impostare una corretta strategia finanziaria delle fonti. Di quali siano i cardini, le logiche e il processo.

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Finanziare la startup. Cash is king

Il concetto di sostenibilità di ogni business e quindi di qualsiasi attività imprenditoriale passa naturalmente e obbligatoriamente dalla capacità della attività di generare flussi finanziari in grado di:

1.Sostenere l’intero flusso del modello di business.

2.Mantenere costantemente un benchmark positivo.

3.Remunerare il lavoro degli imprenditori.

4.Remunerare il capitale investito.

Break-even: o punto d pareggio, concetto al quale si da sempre una connotazione prettamente economica ovvero pareggio tra costi e ricavi, ma è molto più importante se non vitale la sua connotazione finanziaria, ovvero capacità dell’impresa di mantenere una costanza di pareggio e surplus di entrate rispetto alle uscite. La maggior parte delle imprese non chiude per mancanza di ricavi ma per disequilibrio finanziario.

Finanziare la startup.  Dimensionare il fabbisogno (o impieghi)

Spesso quando si avvia un progetto di nuova attività ed anche in presenza di un business plan sia pure in forma basic, si tende a semplificare il concetto di pianificazione temporale sottovalutando due aspetti fondamentali che impattano sul calcolo del fabbisogno effettivo:

1- Si pianifica iniziando dal tempo t#0 facendo coincidere l’inizio degli incassi.

2- Si presume un andamento degli incassi adeguato alla piena copertura delle uscite.

Due distrazioni che rischiano di falsare di molto il calcolo del reale fabbisogno finanziario e creare una situazione di criticità già ben prima dell’avvio dell’attività.

Per questo è assolutamente necessario e indispensabile tener conto, in una adeguata strategia del fabbisogno finanziario, del tempo effettivo e realistico necessario al raggiungimento del break even finanziario sul quale, è bene, sottolinearlo, impattano notevolmente anche le politiche di incasso e soprattutto la necessità di autofinanziamento.

Finanziare la startup. Quanto e quando serve.

In una pianificazione corretta, anzi “seria” lo sviluppo del cash flow deve avere una proiezione triennale (non meno e non più), con sviluppo mensilizzato e riportando il saldo mensile di cassa (o meglio di conto corrente) che deriva dal bilanciamento di entrate e uscite.

E quanto devono essere analitiche le voci di entrata e di uscita?

 Molto, moltissimo.

In effetti lo schema analitico del cash flow per risultare idoneo a prendere le opportuni decisioni e programmare una corretta strategia finanziara, deve riportare tutte le manifestazioni finanziare (entrate e uscite) relative alle assunzioni di natura economica e patrimoniale precedentemente sviluppate un un business plan serio. 

Nelle entrate: Inizialmente entrate da vendita con esposizione degli incassi mensilizzati e relativa  IVA anche in relazione alle politiche di incasso ed alla proiezione di sviluppo degli stessi in ogni anno; entrate da versamenti; successivamente altre entrate che derivano dalla applicazione della strategia finanziaria delle fonti, ovvero apporti di capitale iniziale, ulteriori apporti previsti nel triennio, finanziamenti in finanza ordinaria, prestiti soci o di terzi anche convertibili e in ultimo entrate da finanza straordinaria ovvero bandi e agevolazioni.

Nelle uscite: quelle relative ai costi fissi di produzione, quelle relative ai costi variabili di produzione, quelle relative ai costi di struttura e amministrativi, quelle relative allo sviluppo del piano degli investimenti e del piano di comunicazione, quelle relative al piano del personale. Ovviamente anche in questo caso con opportune mensilizzazione che tengano conto della progressione del piano di sviluppo e del business e che tengano opportunamente conto delle politiche o condizioni di pagamento. Ovviamente in relazione alle tipologie di fonti attivate andranno poi riportate anche le eventuali rate di finanziamenti e mutui e le restituzioni di prestiti.

Le imposte. In un cash flow corretto occorre infine tener conto (sulla base di assunzioni iniziali rispetto alla forma giuridica ed alla opzione di liquidazione IVA) delle liquidazioni IVA periodiche (in caso di iva su incassi eccedente) e del pagamento delle imposte, in acconto e a saldo.

Definito un piano di sviluppo del cash flow corretto ed avendo tra le entrate le sole derivanti dalle vendite previste nel Revenue Model diviene semplice verificare i due aspetti che ci interessano:

  1. Quanto ci serve?
  2. Quando ci serve?

La risposta alla prima domanda verrà dalla lettura dei saldi negativi mensili della cassa e il “quanto ci serve” complessivo corrisponderà al picco massimo negativo del triennio.

La risposta alla seconda domanda deriva dalla lettura progressiva dei saldi mensili a partire dal primo, che corrisponderà al primo fabbisogno da coprire evidentemente con apporti iniziali.

 Una volta coperto il fabbisogno iniziale la seconda verifica è vedere nel cash flow in quanto tempo lo “brucio” e quindi pianificare lo step 2 due di finanziamento.

Finanziare la startup. La graduazione delle fonti.

Di quale sia il corretto approccio ad una strategia finanziaria ne abbiamo parlato anche in un precedente articolo. Adesso vediamo di quale potrebbe essere una corretta graduazione delle fonti di finanziamento.

Preventivamente e inizialmente occorre considerare alcuni fattori:

  1. Disponibilità dei soci fondatori
  2. Possibilità di acquisire capitali da investitori “non istituzionali” (i c.d. family & friends)

Gli apporti iniziali dei soci e la loro capacità di raccogliere capitali da una cerchia “fiduciaria” iniziale è già un buon indizio di capacità e serietà imprenditoriale. Le startup sono innanzitutto imprese e in tutte le imprese chi rischia prima e più degli altri (intraprende, appunto) è l’imprenditore e quindi i soci che la fondano. E’ un principio sano e coerente che serve anche a testare quanto i fondatori credono nella propria idea ovvero nel proprio business. Questa prima pietra miliare può permettere (ma ve verificato concretamente e con opportuni strumenti a supporto) di attivare ulteriori capitali privati sia in “pre costituzione” che successivamente (se fatto in aumento di capitale si può anche “promettere” una detrazione maggiore).

Dopo questo primo step si potrebbe (a nostro avviso, dovrebbe) utilizzare il capitale di debito utilizzando i vantaggi del mutuo garantito per le startup innovative. Evidentemente la richiesta di mutuo deve essere opportunamente costruita dimensionandola sui mezzi propri esistenti a supporto del piano da presentare alla banca, proprio per questo sono indispensabili i punti 1 e 2.
In questo caso valgono ovviamente le considerazioni in merito costo e condizioni dell’operazione.

Solo in seguito considero le altre fonti (più eventuali) quali l’intervento di Angel, Venture e l’avvio di un round in crowdfunding.

Ovviamente i proventi straordinari da finanza agevolata vanno messi per ultimi o messi soltanto se vi sono già istruttorie in fase avanzata sulle quali sia possibile prevedere un esito positivo e le relative tranche di erogazione.

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