Relazione di impatto società benefit. Onere o onore?

Relazione di impatto società benefit. Siamo a febbraio e per le società è tempo di tirare le somme sull’esercizio appena concluso.

Il documento principe dove raccogliere queste somme è il bilancio, che deve essere redatto dagli amministratori entro il mese di marzo e approvato dai soci entro il 30 aprile o come dice il codice civile, avvalendosi del maggior termine, entro il 30 giugno e poi depositato al dopo 30 giorni presso il registro delle imprese.

Entro lo stesso termine le startup e le PMI innovative dovranno confermare i requisiti per rimanere iscritti alla sezione speciale, ma su questo ci torneremo, come sempre, a tempo debito.

Le società Benefit, oltre a tutto questo, devono anche predisporre la relazione di impatto e allegarla (quindi depositarla) insieme al bilancio d’esercizio.

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Relazione di impatto società benefit. Onere o onore?

Leggendo l’incipit sembrerebbe la solita situazione italica in cui le imprese affogano nella burocrazia.

Ma è veramente così?

Prendiamo il bilancio. E’ si un documento obbligatorio previsto dalla legge, e “chiudere” un bilancio richiede conoscenze delle norme e dei principi contabili che magari non sono appannaggio di tutti gli imprenditori, magari neo-founder di startup. E’ quindi fondamentale un commercialista che conosca la materia e che accompagni – questo è il punto – l’amministratore nella redazione di tale documento che dice tante cose importanti della vita di una società.

Discorso analogo, ma forse ancora più importante, deve essere fatto con la relazione di impatto.

Ma procediamo con ordine.

Relazione di impatto società benefit. Il documento

Costituire una società benefit, l’abbiamo scritto tante volte, vuol dire impegnarsi a perseguire oltre allo scopo di lucro (gli utili) anche la generazione di un impatto, o come dice la legge, un “beneficio comune nei confronti di persone, comunità territori e ambiente”. Significa cioè creare valore a beneficio sia degli shareholder (dei soci) sia degli stakeholder, cioè di chi a vario titolo entra in contatto con la società.

E questo per le startup a vocazione tecnologica è quasi sempre iscritto nel DNA del proprio modello di business.

Questo valore, questo impatto generato deve essere poi, (lo prevede sempre la legge ed è stato scritto nello statuto di ogni società benefit), deve essere misurato e rendicontato, cioè reso pubblico, in modo tale che sia noto agli stakeholder.

Come prevede la L. 208/2015, la modalità con cui condividerlo è quella di redigere una relazione che includa:

a) la descrizione degli obiettivi specifici, delle modalità e delle azioni attuate dagli amministratori per il perseguimento delle finalità di beneficio comune e delle eventuali circostanze che lo hanno impedito o rallentato;

b) la valutazione dell’impatto generato utilizzando uno standard di valutazione esterno che deve essere esauriente, sviluppato da un ente indipendente dalla società benefit, credibile e trasparente;

c) una sezione dedicata alla descrizione dei nuovi obiettivi che la società intende perseguire nell’esercizio successivo.

La norma poi identifica anche le aree di valutazione da presidiare e valutare:

  1. Governo d’impresa, per valutare il grado di trasparenza e responsabilità della società nel perseguimento delle finalità di beneficio comune;
  2. Lavoratori, per valutare le relazioni con i dipendenti e i collaboratori in termini di retribuzioni e benefit, formazione e opportunità di crescita personale, qualità dell’ambiente di lavoro, comunicazione interna, flessibilità e sicurezza del lavoro;
  1. Altri portatori d’interesse, per valutare le relazioni della società con i propri fornitori, con il territorio e le comunità locali in cui opera, le azioni di volontariato, le donazioni, le attività culturali e sociali, e ogni azione di supporto allo sviluppo locale e della propria catena di fornitura;
  2. Ambiente, per valutare gli impatti della società, con una prospettiva di ciclo di vita dei prodotti e dei servizi, in termini di utilizzo di risorse, energia, materie prime, processi produttivi, processi logistici e di distribuzione, uso e consumo e fine vita.
Relazione di impatto società benefit. Il processo di redazione

Stiamo parlando quindi di elementi e di aree che riguardano l’intera catena del valore dell’impresa, perché -ribadiamo- l’azienda produce impatto producendo valore.

Non stiamo parlando quindi (o soltanto) di marketing o di comunicazione, che ancora oggi sono gli uffici deputati, nella maggioranza dei casi, a redigere la relazione d’impatto.

Ma di pianificazione strategica che deve essere presidiata dagli organi apicali della società.

E allora la relazione di impatto non è più solo un ulteriore adempimento (un onere, per dirla con il titolo) a cui adempiere in questi mesi prima di depositare il bilancio.

Diventa la sintesi di un percorso in cui dapprima sono stati pianificati gli obiettivi, definiti i KPI su cui lavorare e le relative azioni da intraprendere.

Diventa quindi un onore di cui beneficiano tutti: dipendenti, clienti, fornitori, comunità, ambiente.

Diventa un documento molto utile ed efficace (nel caso di startup benefit) per presentarsi a Banche e Investitori con plus notevolmente superiore (sicuramente molto meglio di un pitch o una “brochurina“)

E in primis, parliamo per esperienza, fatturato e utili della società.

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