PMI Innovative. Proseguiamo il nostro speciale sulle PMI innovative, dopo aver affrontato il tema dell’innovazione e di come questa sia insita nel DNA di molte PMI del nostro Paese, oggi, con il contributo di Ezio Este ci soffermiamo su un altro potentissimo strumento: le Reti di imprese.
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PMI Innovative. Le reti dell’innovazione
“Se vuoi andare veloce, corri da solo. Se vuoi andare lontano, vai insieme a qualcuno”. Ci è sempre piaciuto molto questo proverbio africano, perché ben rappresenta la necessità di aggregarsi per poter realizzare progetti importanti.
Chiunque debba fondare un’impresa conosce bene l’importanza che riveste il team, soprattutto quando parliamo di startup innovative, in quanto rappresenta il primo vero asset societario.
E qualsiasi imprenditore, in fondo è ben cosciente, che avere alle spalle una società di piccole dimensioni (che sono quelle che caratterizzano il nostro tessuto imprenditoriale costruito da micro e piccole medie imprese) può essere limitante. Nel senso che, per dirla con il nostro proverbio, ti può consentire di andare veloce, ma al tempo stesso di non sviluppare quella massa critica necessaria per sfruttare, ad esempio, economie di scala, o di accettare commesse importanti. O di finanziare l’innovazione. Quell’innovazione sempre più necessaria per prosperare (o forse rimanere) nel mercato di oggi.
PMI Innovative. Il contratto di rete
E allora diventa sempre più strategico (vitale?) aggregarsi.
Le forme di aggregazione sono molteplici: dalle partnership informali, passando per i distretti (che tanto hanno contribuito e contribuiscono allo sviluppo di certi territori), fino alle società (anche questa è una forma di aggregazione).
Nel 2019, con il DL 5/2019, il legislatore ha introdotto nel nostro ordinamento uno strumento pensato per favorire l’aggregazione tra imprenditori: Il contratto di Rete.
“Con il contratto di rete più imprenditori perseguono lo scopo di accrescere, individualmente e collettivamente, la propria capacità innovativa e la propria competitività sul mercato e a tal fine si obbligano , sulla base di un programma comune di rete, a collaborare in forme e in ambiti predeterminati attinenti all’esercizio delle proprie imprese ovvero a scambiarsi informazioni o prestazioni di natura industriale, commerciale, tecnica o tecnologica ovvero ancora ad esercitare in comune una o più attività rientranti nell’oggetto della propria impresa.”
L’idea, in sintesi, è: io rimango il proprietario della mia impresa, ma mi metto insieme con altri imprenditori (ma anche professionisti) e decido cosa fare, per esempio esercitando una attività in comune, così riesco a soddisfare quella commessa che altrimenti avrei dovuto rifiutare, oppure a internazionalizzare la mia attività, o ancora a centralizzare certi tipi di acquisti raggiungendo in questo modo vantaggiose economie di scala.
Decido cosa e decido come: definendo un programma comune, e stabilendo il grado di intensità che vogliamo dare a questa collaborazione.
Il contratto di rete, infatti, assomiglia molto ad un abito cucito su misura. Posso configurarlo come un semplice contratto, magari aperto, a cui aderiscono le imprese interessate (la rete contratto).
Oppure posso strutturare la collaborazione con un fondo comune (come fosse il capitale sociale di una società) e un organo comune (un cda). In quest’ultimo caso si parla di Rete Soggetto in quanto la rete è dotata di soggettività giuridica: può quindi, ad esempio, emettere e ricevere fatture e costituisce un soggetto tributario (redige il bilancio e paga le imposte).
PMI Innovative. Innovazione e aggregazione
Il legislatore scrivendo il testo della norma ha precisato anche come obiettivo lo “scopo di accrescere la capacità innovativa” e come strumento lo scambio di informazioni.
E una delle applicazioni più interessanti della Rete è proprio quella di essere utilizzata come strumento che funga da volano all’innovazione.
Fare innovazione, anche innovazione incrementale, infatti richiede risorse, che raramente un’impresa possiede integralmente al suo interno.
Risorse non vuol dire solo capitali o risorse finanziarie, ma soprattutto competenze.
E allora il connubio tra PMI, startup e reti di impresa potrebbe diventare la pietra filosofale del nostro sistema imprenditoriale.
Ad esempio, molte startup, eccezionali nelle fasi di sviluppo di un’idea, di un prodotto di un processo, potrebbero beneficiare del Know-how imprenditoriale e delle reti commerciale delle più rodate PMI.
E le PMI avrebbero una divisione di R&D in casa al pari delle società di ben altre dimensioni.
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Per oggi ci fermiamo qui. Con il prossimo approfondimento entreremo nel merito della carettistiche e dei requisiti per qualificarsi come PMI innovativa.