Il caffè delle feste. Il fascicolo detrazioni

Oggi 22 dicembre continuiamo la serie di articoli del “Caffè delle Feste”

Non vogliamo lasciarvi senza “Caffè” quindi oggi e durante per tutte le festività natalizie riproporremo alcuni articoli che hanno trovato un notevole riscontro di lettura.

Buone Feste!

La Redazione CreazioneImpresa

Investimenti in startup. Oltre all’argomento sempre rovente delle detrazioni, di come calcolarle, da quando decorrono, un altro tema “topic” è  quale debba essere la documentazione che compone il “fascicolo dimostrativo“.

Guarda il videocaffè

Investimenti in Startup. Business plan con exit strategy

Con l’approssimarsi della stagione delle dichiarazioni dei redditi,  ci pare utile affrontare un argomento poco conosciuto (se non dagli addetti ai lavori) ma che può causare la decadenza dalla agevolazione prevista per chi investe in startup innovative.

Investimenti in Startup. Entità del beneficio fiscale

Ricordiamo in primo luogo che la persona fisica che investe in una startup gode di una detrazione pari al 30% dell’apporto effettuato, rappresentato sia dal capitale sociale liberato che dall’eventuale sovrapprezzo.

Nell’anno 2020 la misura della detrazione è stata incrementata al 50%, e non è scontato che tale maggiorazione non venga estesa al 2021.

Ricordiamo anche che per usufruire della detrazione è necessario presentare il modello unico, in quanto nel modello 730 non è presente alcun rigo ove evidenziare gli investimenti effettuati.

Investimenti in Startup. Il Business Plan e la certificazione

La normativa prevede che per poter usufruire dell’agevolazione, l’investitore deve richiedere alla startup (e conservare) due documenti, vale a dire un business plan con exit strategy e una certificazione che attesti che l’ammontare complessivo dei conferimenti rilevanti effettuati in ogni periodo d’imposta non sia superiore ad euro 2.500.000 per ciascuna start-up innovativa.

L’esperienza insegna che l’agenzia entrate, in sede di controllo documentale dei modelli unici, richieda effettivamente la produzione di entrambi i documenti. E poiché il DM 30 gennaio 2014 richiede entrambi i documenti a pena di decadenza dall’agevolazione, è evidente l’importanza di non dimenticarsi di domandare alla startup di predisporli e di mettaerlia disposizione degli investitori.

In questo contributo ci soffermiamo sul business plan, che l’articolo 5 del DM 30 gennaio 2014 chiama “piano di investimento”; il contenuto minimo di tale documento è rappresentato, secondo il citato articolo 5, da “informazioni dettagliate sull’oggetto della prevista attività della medesima start-up innovativa, sui relativi prodotti, nonchè sull’andamento, previsto o attuale, delle vendite e dei profitti.”

Investimenti in startup. L’indicazione della exit strategy

Ma allora, da dove di ricava la necessità dell’indicazione dell’exit strategy? Essa è prevista nell’ambito della relazione illustrativa, che in ossequio agli orientamenti Comunitari in merito agli aiuti di stato, richiede che l’investitore venga messo al corrente, fin dal principio, delle modalità con cui si prevede possa monetizzare il proprio investimento.

L’exit strategy rappresenta la soluzione (o le soluzioni) che i promotori del progetto propongono agli investitori, dando evidenza al termine del business plan del percorso che porterà la startup ad incrementare il proprio valore nel tempo. Non si tratta pertanto di modalità di exit generiche, bensì di ipotesi legate alla singola startup, al proprio modello di business, alle caratteristiche dei propri prodotti, alla collocazione rispetto ai competitors ecc…, e che termina con un sintetico bilancio di esercizio previsionale, composto da stato patrimoniale e conto economico, nonché (auspicabilmente) da un rendiconto finanziario.

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