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INVESTIRE IN STARTUP CONTROLLANDO IL RISCHIO

detrazioni startup

Investire in startup. Oggi parliamo delle modalità alternative di investimenti in startup analizzando in particolare i PIR alternativi e le novità introdotte dalla Legge di Bilancio 2022, soffermandoci sull’analisi  delle caratteristiche degli investimenti e del controllo del rischio.

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INVESTIRE IN STARTUP. I PIR IN LEGGE DI BILANCIO

La Legge 30 dicembre 2021, n. 234, introduce rilevanti novità in materia di PIR, anche alternativi, vale a dire i Piani Individuali di Risparmio, attraverso i quali i privati possono agevolmente investire in piccole e medie imprese.

Con particolare riferimento ai PIR alternativi, vengono rimossi i limiti che imponevano a ciascuna persona fisica di essere titolare di un solo PIR ordinario e di un solo PIR alternativo, nonché l’ulteriore previsione che ciascun PIR non potesse essere sottoscritto da più di un titolare.

E’ evidente come la contemporanea applicazione delle due novità amplia in modo rilevante le possibilità di investimenti liquidi nell’economia reale, rappresentata per il nostro Paese in gran parte da Piccole e Media Imprese e quindi anche da Startup e PMI innovative.

INVESTIRE IN STARTUP. I PIR E LE DETRAZIONI

Per quanto riguarda in particolare l’ecosistema startup, la recente circolare 19E del 2021 ha chiarito le modalità di applicazione delle detrazioni IRPEF 30% e 50% al caso degli investimenti effettuati tramite i PIR.

Dopo aver riassunto le caratteristiche della detrazione in parola, illustrando le differenze tra investimenti in startup ed in PMI innovative, la circolare afferma che nel caso di investimenti in “PIR fai da te” (così la circolare descrive i PIR operati direttamente e non tramite assicurazioni o OICR), possono trovare applicazione entrambi i regimi agevolativi, quello previsto per gli investimenti in società innovative (detrazioni fiscali 30% e 50%) e quello collegato ai PIR (detassazione delle plusvalenze); per l’effetto di quanto oggi espressamente ammesso dalla circolare, non si verifica la decadenza dell’agevolazione Irpef anche qualora le partecipazioni in equity, detenute attraverso un PIR, vengano cedute prima che sia decorso il periodo minimo di detenzione triennale.

La circolare illustra poi l’applicazione del “doppio” regime agevolativo con una serie di esempi.

INVESTIRE IN STARTUP. UN OCCASIONE PER SPORTIVI PROFESSIONISTI

E’ innegabile che quello effettuato in una startup, per sua natura, rappresenti un investimento di rischio, e che pertanto, sia consigliabile soprattutto per patrimoni e finanze solide, in proporzione all’intenzione d’investimento, in un’ottica di diversificazione. In tale eventualità è opportuno naturalmente affidarsi a professionisti in grado di pianificare una gestione patrimoniale tailor made, tale da bilanciare la tutela del patrimonio con investimenti tradizionali e poco rischiosi e con orizzonti temporali differenti (assicurazioni sulla vita, investimenti immobiliari, obbligazioni…), con investimenti maggiormente rischiosi ma con la capacità  di generare ritorni maggiori.

Tale necessità è tanto più avvertita tanto minore à il periodo di generazione del patrimonio, come ad esempio accade nel caso degli sportivi professionisti, che generano rilevanti guadagni in un periodo di tempo limitato alla durata della carriera sportiva.

In tutte queste situazioni, come detto, una porzione del patrimonio può essere investita nel capitale di startup o PMI innovative, capaci di creare incrementi di valore a due, tre o anche più cifre percentuali in brevissimo tempo, con l’ulteriore vantaggio di attenuare il rischio grazie ai benefici immediati delle detrazioni fiscali.

Da questo link è possibile iscriversi alla nostra lista di “sostenitori di startup”

INVESTIRE IN STARTUP. COME RIDURRE IL RISCHIO

Appare fondamentale pertanto la capacità del consulente di individuare società con tali caratteristiche, ed anche in questo caso vengono in soccorso professionalità specifiche.

Chi si occupa di imprese innovative ogni giorno – come noi di Creazioneimpresa – è in grado di valutare le potenzialità di ciascuna startup a partire dalla combinazione delle capacità del team, dalla dedizione al progetto dei founders, dal posizionamento nel mercato di riferimento, dall’analisi dei competitors, dalle possibili strategie di exit ecc… In poche parole, l’innovazione è immaginazione, dedizione e velocità d’azione, e solo comprendendo a fondo le caratteristiche di ogni progetto è possibile individuarne le reali potenzialità effettive e non solo teoriche.

La nostra esperienza è piena di idee o progetti interessanti mai diventati business e quindi “startup” per la poca focalizzazione dei founders o semplicemente per la loro scarsa propensione alla “execution”; per l’incertezza nel percorso da intraprendere ed in generale per l’errata convinzione che avere un buon progetto sia condizione sufficiente per attrarre i capitali di cui si abbia necessità.

Possiamo riassumere questi concetti nella nozione di Valutazione Premoney, vale dire un processo di valutazione della startup orientato al futuro (a differenza delle perizie di imprese tradizionali), che si basa sulla capacità prospettica di generare ricavi piuttosto che sull’analisi storica dei costi, attraverso l’assunzione, la verifica e la normalizzazione dei dati e informazioni acquisiti dalle imprese e la conseguente elaborazione di una relazione complessiva.

Alla base e in via prodromica, una valutazione corretta è possibile solo se i presupposti sui quali essa si fonda lo sono altrettanto: ovvero il business plan e le ipotesi che lo guidano.

Non un business plan qualsiasi ma uno che utilizzi modalità di sviluppo e logiche idonee a rappresentare lo sviluppo di una startup e quindi direttamente riferibile al Modello di Business.

In questa accezione, la valutazione premoney ed il business plan (insieme) non sono solo adatti ai founders per attribuire un valore alla startup nella raccolta degli investimenti, in occasione di raccolte di capitali, campagne di crowdfunding ecc…, ma sono anzi indispensabili all’investitore per individuare le startup più promettenti, riducendo le incognite di un investimento rischioso per propria natura.

INVESTIRE IN STARTUP. LA NOSTRA CHECK LIST

In conclusione proponiamo una nostra check-list che permette in anticipo di valutare le reali capacità di una startup di crescere e generare ricavi

Nel team sono ricoperti i ruoli chiave?

Le persone chiave sono stabilmente dedicate al progetto?

I founders hanno già maturato altre esperienze imprenditoriali ?

Il prodotto/servizio è sufficientemente definito, in modo tale da evitare inefficienze e ritardi nell’avvio del progetto?

Se necessario, è già stato ottenuto il brevetto o presentata la domanda?

Se necessari, sono già stati ottenuti accordi (o avviate trattative) con clienti e fornitori chiave?

Il prodotto/servizio risponde ad una esigenza del mercato già esistente?

l prodotto/servizio risponde ad una esigenza del mercato emergente?

Il mercato di riferimento è sufficientemente ampio?

Il mercato di riferimento è in crescita?

La startup si colloca in un mercato già presidiato da grandi competitors, che hanno di fatto elevato barrire all’ingresso?

In caso affermativo, la startup si colloca in un quadrante del mercato (per qualità/prezzo) già presidiato, oppure offre un prodotto/servizio che la può differenziare dai competitors?

La strategia di comunicazione è sufficientemente chiara e delineata?

E’ stato redatto un business plan idoneo a rappresentare efficacemente il modello di crescita collegato al business model?

Il BP è stato redatto dai founders o è stato affidato a professionisti esterni?

Nel BP sono sufficientemente chiari i punti di forza e di debolezza del progetto, le opportunità e le minacce (swat analysis)?

Il BP include un’analisi finanziaria, patrimoniale ed economica?

Il BP fonda le ipotesi partendo dal business model e dal revenue model?

Le risorse finanziarie sono sufficienti, nelle varie fasi di sviluppo della startup (considerando anche l’apporto di chi effettua l’analisi per valutare un possibile investimento)?

È stata predisposta una valutazione premoney?

La valutazione premoney è stata predisposta dai founders o da professionisti indipendenti?

La valutazione premoney si basa su un unico metodo di valutazione oppure è normalizzata attraverso l’utilizzo di più metodi?

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